Mutui a tasso variabile: Adusbef e Federconsumatori chiedono interventi a favore delle famiglie. Governo e Bankitalia si attivino affinchè anche le banche facciano la loro parte
Dal 2003 gli analisti finanziari paventavano la crescita dei tassi di mercato. Nonostante ciò, i consigli (o i mancati avvertimenti) delle banche hanno indotto chi intendeva accendere un mutuo per l’acquisto della casa a farlo al tasso (civetta) più basso, guarda caso, quello variabile. In questo settore l’Italia vanta una serie di primati: oltre i maggiori tassi medi rispetto al resto d’Europa, anche il fatto che il 75 per cento dei mutui in essere è a tasso variabile. In Francia e in Germania il dato è esattamente invertito: il 75 per cento dei mutui è a tasso fisso.
Adusbef e Federconsumatori ribadiscono con forza la richiesta a Governo e Bankitalia perché pongano in essere ogni iniziativa in grado di evitare che il contenzioso derivante dalle difficoltà delle famiglie assuma proporzioni insostenibili. Ma, al tempo stesso, chiedono con forza che Istituzioni e Autorità di vigilanza intervengano con decisione perché il settore creditizio proceda decisamente e con responsabilità – almeno in tale delicato frangente - per rendere fluide e non esose le procedure per surrogazione del creditore e trasferibilità dei mutui; perché siano eliminati tutti quegli ostacoli (anche finanziari) che stanno dissuadendo coloro che vogliono legittimamente rivedere le condizioni dei mutui in essere, dal procedere a sostituzioni ed a chiusure anticipate; perché siano eliminate fin da ora le penali per l’estinzione anticipata del contratto, anche per i mutui stipulati precedentemente al 2 febbraio 2007 (Decreto Bersani bis); perché non impongano la presenza del notaio se non nei casi effettivamente complessi e delicati; perché siano messi a disposizione fondi di garanzia e di solidarietà.
Insomma, quando sosteniamo che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione…..” non parliamo delle risultanze di un congresso consumerista, ma dell’art. 47 della nostra Costituzione.
Adusbef e Federconsumatori
Roma,5 settembre 2007
MUTUI: COMPARAZIONE MEDIA EUROPEA (Fonte Bollettino BCE 8-2007 Boll. Bankitalia n° 44 del 31-7-07)
Nello stesso mese, in Italia le banche applicavano il tasso medio del 5,67 per cento. (Fonte Bankitalia) A maggio 2007 il tasso medio europeo applicato ai mutui per l’acquisto di case era pari al 4,72 per cento. (Fonte BCE) Vediamo l’incidenza della differenza dello 0,95% sulle rate di un mutuo “italico” e di un mutuo “europeo” di 100.000 euro a 10, 20, 30 anni.
MUTUI A 10 ANNI
Un mutuo di 100.000 euro a 10 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 1.085,30 euro o semestrale di 6.567,20 Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 12,40 euro sulla rata mensile (+148,80 annui) o di 76,90 euro sulla rata semestrale (+153,80 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00 il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 24,90 euro (298,80 l’anno) o di 154,40 euro sulla rata semestrale (+ 308,80 l’anno).
Un mutuo di 200.000 euro a 10 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 2.170,60 euro o semestrale di 13.134,35. Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 24,80 euro sulla rata mensile (+297,60 annui) o di 153,85 euro sulla rata semestrale (+307,70 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00, il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 49,80 euro (597,60 l’anno) o di 308,85 euro sulla rata semestrale (+ 617,70 l’anno).
MUTUI A 15 ANNI
Un mutuo di 100.000 euro a 15 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 817,10 euro o semestrale di 4.938,40. Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 13,30 euro sulla rata mensile (+159,60 annui) o di 81,40 euro sulla rata semestrale (+162,80 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00, il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 26,80 euro (321,60 l’anno) o di 163,50 euro sulla rata semestrale (+ 327,00 l’anno).
Un mutuo di 200.000 euro a 15 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 1.634,20 euro o semestrale di 9.876,90. Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 26,60 euro sulla rata mensile (+319,20 annui) o di 162,70 euro sulla rata semestrale (+325,40 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00, il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 53,60 euro (643,20 l’anno) o di 327,00 euro sulla rata semestrale (+ 64,00 l’anno).
MUTUI A 20 ANNI
Un mutuo di 100.000 euro a 20 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 687,90 euro o semestrale di 4.153,15. Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 14,20 euro sulla rata mensile (+170,40 annui) o di 86,15 euro sulla rata semestrale (+172,30 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00, il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 28,50 euro (+342,00 l’anno) o di 173,05 euro sulla rata semestrale (+ 346,10 l’anno).
Un mutuo di 200.000 euro a 20 anni al 5,50 per cento comporta una rata mensile di 1.375,80 euro o semestrale di 8.306,30. Un aumento del tasso al 5,75 comporterà un aumento di 28,40 euro sulla rata mensile (+340,80 annui) o di 172,30 euro sulla rata semestrale (+344,60 euro l’anno). Se dal 5,50 per cento il tasso dovesse passare al 6,00, il maggior onere sulla rata mensile sarebbe di 57,00 euro (+684,00 l’anno) o di 346,10 euro sulla rata semestrale (+ 692,20 l’anno).
Fonte: Federconsumatori e Adusbef
Tags: mutui, tasso fisso, tasso variabile, bankitalia, sostegno famiglie, decreto Bersani bis
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