Centroconsumatori: i ricorsi contro le imposte suppletive sui mutui provinciali

mutuiI 50 ricorrenti hanno vinto anche in appello contro l’Agenzia delle Entrate, in caso di eventuale ricorso in Cassazione da parte dell’Agenzia, la Provincia deve resistere in giudizio. Ennesima puntata dell’infinta storia dei ricorsi contro gli avvisi di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate relativi alla richiesta di imposte suppletive sui mutui provinciali: dopo la vittoria in primo grado i ricorrenti hanno vinto anche l’appello. E ora cosa succede? E soprattutto: chi rimborserà i costi sostenuti sino ad ora dagli stessi per la propria difesa legale? Come si ricorderà la vicenda aveva preso avvio nel 2005 con l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate di circa 150 avvisi di liquidazione di imposta suppletiva a cittadini che avevano ottenuto un mutuo provinciale agevolato a tasso zero dal 2002 al 2004. In breve, la Provincia sosteneva e sostiene che in caso di stipula di un tale mutuo vada pagata un’imposta fissa (pari a circa 129,11 euro), mentre l’Agenzia delle Entrate è di parere opposto e chiede il pagamento di un’imposta proporzionale (2% + 3%) del valore del mutuo. Gli arretrati richiesti dall’Agenzia arrivano in taluni casi anche a cifre ragguardevoli, nell’ordine dei 4.500-5.000 euro.
Contro tali avvisi di liquidazione la Provincia e la maggior parte dei mutuatari interessati, molti di questi assistiti e difesi dall’Avv. Michael Pichler di Bolzano, avevano proposto ricorso alla locale Commissione Tributaria di Primo Grado e questa, con una lineare sentenza, aveva dato ragione alla Provincia e ai ricorrenti. Contro tale sentenza l’Agenzia delle Entrate, insistendo nella sua interpretazione del dettato normativo, circa un anno fa, era ricorsa in appello. In questi giorni è stata emessa anche la sentenza di appello che ha riconfermato la sentenza di primo grado, dando così ragione per la seconda volta a Provincia e mutuatari.

Ora bisognerà vedere cosa l’Agenzia delle Entrate intenderà fare. La possibilità è quella che la stessa possa ricorrere in Cassazione contro la sentenza di appello. In tale caso, al fine di evitare ulteriori, ingiusti e si presume elevatissimi costi per la difesa ai ricorrenti (una difesa legale in Cassazione può costare svariate migliaia di euro di onorario), il CTCU chiede sin d’ora alla Provincia di resistere in giudizio davanti alla Suprema Corte contro il probabile ricorso dell’Agenzia delle Entrate, evitando in tal modo anche la necessità di una costituzione in tale giudizio da parte dei singoli ricorrenti.
Capitolo spese legali fino ad oggi: sia la sentenza di primo grado, che quella di appello hanno salomonicamente statuito la famigerata “compensazione delle spese”. In poche parole: ognuna delle parti paga il proprio avvocato. Per i ricorrenti, che ripetiamo si sono aggiudicati i primi due rounds della partita, una beffa. “A chi dovranno essere addebitati i costi ingiustamente sostenuti fino a questo momento dai ricorrenti?” si chiedono al Centro Tutela Consumatori Utenti, che ha seguito e dato supporto a numerosi mutuatari coinvolti nella vicenda. Dove e come trova applicazione lo Statuto del Contribuente in questo e simili casi? La questione non è comunque chiusa, soprattutto nel caso in cui anche la Cassazione dovesse confermare le sentenze di appello appena emesse.

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