Energia Eolica un grande vantaggio ma pochi impianti anche di piccola taglia
Gli impianti eolici di piccola taglia possono rappresentare una opportunità di rilievo in uno scenario di generazione distribuita. Ma in Italia lo sviluppo è frenato dal sistema autorizzativo. Nel panorama delle fonti rinnovabili, lo sfruttamento dell’energia eolica si pone come il fattore più dinamico sul mercato. Nessun’altra fonte energetica, infatti, viaggia agli stessi ritmi di crescita per potenza installata e produzione di energia elettrica. Secondo l’ultimo rapporto fornito dal Global Wind Energy Council, entro il 2020 l’eolico potrebbe teoricamente coprire fino al 12% dell’energia elettrica mondiale, evitando l’emissione di circa 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, pari al doppio del totale delle emissioni della Cina nel 2005. Indipendentemente da quale sarà il reale contributo dell’eolico nei prossimi anni, tutti gli analisti sono convinti che, nel breve periodo, nessuna altra fonte rinnovabile potrà offrire su scala mondiale un apporto superiore all’eolico per il contenimento delle emissioni climalteranti.
Giocano a favore di questa fonte, accanto alla forte riduzione dei costi specifici (nelle situazioni più favorevoli il kWh eolico è oggi vicino alla competitività con le fonti fossili), anche le nuove frontiere che si sono aperte per lo sfruttamento dell’energia eolica. In particolare l’installazione di campi off shore rappresenta una realtà di estremo interesse, destinata a ricevere nei prossimi anni una forte accelerazione soprattutto in Europa. In questo contesto non si può ignorare il contributo specifico che potranno offrire anche le applicazioni su piccola scala dell’energia ricavata dal vento.
Le incentivazioni previste: la diffusione di impianti eolici di piccola taglia può, in effetti, dare un impulso significativo ad un sistema di generazione distribuita sul territorio, che rappresenta uno degli scenari di maggiore interesse nel settore energetico. A patto, però, che si affrontino rapidamente, con risposte adeguate sul piano dell’ammodernamento tecnologico, quelle problematiche di ordine tecnico che incidono oggi sull’efficienza e sulla capacità delle reti elettriche di “ospitare” un flusso massiccio di energia proveniente dalla generazione distribuita.
Per impianti minieolici si intendono aerogeneratori con potenza unitaria fino ad un centinaio di kW e (nel caso di più macchine messe in rete) con potenza complessiva dell’impianto da essi formato inferiore ai 1.000 kW. Si tratta, dunque, di impianti ridotti nelle dimensioni, con minimi impatti ambientali e con possibilità di operare anche con regimi di vento modesti. Tali impianti possono servire utenze isolate, ma anche unità residenziali o produttive (aziende agricole o manifatturiere) di medie dimensioni e collegate alla rete. Con riferimento ad aerogeneratori con potenza non superiore ai 20 kW, la normativa vigente consente la connessione alla rete con modalità scambio dell’energia sul posto. In questo modo la società distributrice di energia elettrica effettua ogni anno un conguaglio tra le quantità di energia prelevate e quelle immesse in rete dal cliente-produttore, con possibilità, quindi di ridurre, fino ad annullare, l’esborso sostenuto per l’energia consumata. A questo vantaggio si aggiunge quello introdotto dalla Finanziaria 2008 attraverso la definizione della nuova soglia di accesso per i Certificati Verdi in ragione di un certificato per ogni MWh prodotto all’anno.
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