Il problema dei ponti termici, tanto odiati dai professionisti

di Marco Branchini Commenta

I ponti termici sono da evitare, anzi, sono da odiare. Insomma i professioni in fase di progettazione devo trovare soluzioni alternative per rendere le case più efficienti. Una ricerca dell’Istituto Makno di Milano ha evidenziato quali sono lo scelte degli architetti e degli altri professionisti nel nostro Paese. La recente ricerca di mercato condotta dall’istituto Makno di Milano su un campione composto da architetti, ingegneri e termotecnici, rivela che il 50% dei professionisti combatte il fastidioso problema dei ponti termici attraverso soluzioni tecniche specifiche. Ma in generale, quanto effettivamente si conosce dei ponti termici nel nostro paese e quali soluzioni vengono privilegiate per contrastarli? I dati raccolti indicano come predominante la percentuale di professionisti che ancora ricorre all’uso del cappotto termico (72%) rispetto al taglio termico (27%).

La diffusa sensibilità verso questa problematica si deve principalmente al fatto che negli ultimi tempi la normativa italiana ha posto sempre maggiore attenzione al risparmio, alla certificazione energetica degli edifici e alla qualità costruttiva che deve essere perseguita per evitare danni alle strutture, condensa e muffa.

Isolamento a cappotto

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Questa tipologia di isolamento prevede che il balcone venga completamente rivestito su tutti i lati. Ciò comporta costi di installazione (da parte di aziende specializzate) e di manutenzione che devono essere necessariamente presi in considerazione per valutare l’effettivo risparmio in termini di costi.

Taglio termico

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Il giunto isolante permette il proseguimento uniforme ed omogeneo dell’isolamento della parete esterna, riducendo così al minimo il ponte termico. Il giunto viene posizionato internamente, tra la soletta a sbalzo e il solaio interno, e ciò evita che ci siano costi aggiuntivi per la manutenzione ed assicura maggiore durabilità e alte performance isolanti.

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