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	<title>Mondocasablog &#187; Economia e Finanza</title>
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		<title>Con una patrimoniale, rischio subprime per l’Italia.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 22:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Previsto un crollo dei prezzi (-10/12%). Le sole voci di una sua introduzione hanno già depresso il mercato immobiliare (prezzi giù del 3-5%) Le continue richieste di introduzione di un’imposta [...]]]></description>
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Le continue richieste di introduzione di un’imposta patrimoniale (anche dopo la sua bocciatura da parte dell’Europa) hanno già avuto effetti fortemente negativi sul mercato immobiliare, determinando una sensibile riduzione del valore degli immobili. Se poi la patrimoniale venisse effettivamente varata, le conseguenze depressive sarebbero ben più gravi e farebbero sprofondare il settore in una crisi senza precedenti, fino al rischio di cadere nella spirale subprime.<br />
<span id="more-21487"></span><br />
A lanciare l’allarme sono <strong>Confedilizia e Fiaip</strong>, che attraverso le proprie strutture territoriali effettuano un continuo monitoraggio della situazione del <strong>mercato immobiliare.</strong><br />
La perdita media rilevata in Italia in questi mesi di ripetute voci relative all’introduzione della patrimoniale può essere stimata, su scala nazionale, fra il 3 e il 5%. In particolare, i maggiori ribassi nel<strong> mercato residenziale </strong>si sono registrati in varie aree metropolitane ed in particolare al Sud e nel Centro Italia (Palermo – 8%, Napoli – 6%, Roma – 7%).<br />
Gli <strong>agenti immobiliari Fiaip </strong>sottolineano inoltre come l’introduzione della <strong>patrimoniale </strong>nel dibattito politico, abbia fatto registrare nel corso degli ultimi mesi un’immediata contrazione del numero delle <strong>compravendite</strong>, pari al 3% circa su scala nazionale, con un ribasso medio dei <strong>prezzi </strong>in Italia di circa il 4%. Anche gli <strong>immobili ad uso ufficio </strong>mostrano un segno negativo medio dei <strong>prezzi </strong>(– 5%), così come i <strong>negozi </strong>(– 6,5%) e i <strong>capannoni </strong>(– 8%).<br />
In particolare, nel terzo trimestre del 2011 &#8211; allorché si è intensificato il dibattito sulla <strong>patrimoniale </strong>- si sono moltiplicati i segnali di debolezza del <strong>mercato immobiliare</strong>, con diffuse indicazioni di flessioni dei <strong>prezzi </strong>e di aumento degli incarichi a vendere inevasi. Per la prima volta in Italia si può parlare di<strong> “panic selling” per i proprietari immobiliari</strong>, a causa dell’incertezza relativa alla <strong>tassazione </strong>del settore.<br />
Se alle voci e alle richieste facesse seguito l’effettiva introduzione di un’<strong>imposta patrimoniale, Fiaip e Confedilizia</strong> prevedono un <strong>calo medio dei prezzi</strong> che potrà attestarsi fra il 10 e il 12%. Calo che &#8211; a giudizio delle due Organizzazioni &#8211; sarebbe destinato a protrarsi per un lungo periodo, considerato che la sola messa a punto dei criteri per il calcolo del <strong>sistema impositivo patrimoniale</strong> richiederebbe mesi (la legge istitutiva dell’ultima patrimoniale italiana, quella del ‘47, si componeva di 77 articoli).<br />
Inoltre i pagamenti dell’<strong>imposta </strong>non potrebbero avvenire &#8211; dati i tempi occorrenti per l’applicazione ai singoli <strong>cespiti, immobiliari ma anche mobiliari,</strong> dei criteri stabiliti, quali che essi siano &#8211; prima di un ragguardevole lasso di tempo (come fu anche nel ’47, sempre) quantificabile in almeno più di un anno a far tempo dall’istituzione dell’<strong>imposta </strong>stessa.</p>
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		<title>Fiscalità immobiliare e riforma fiscale</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 00:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Confedilizia, in audizione in Senato sulla riforma fiscale: il prelievo fiscale ha il suo limite nella capacità di reddito del patrimonio Nell’ordinamento italiano dovrebbe essere introdotto il principio stabilito dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Fisco-e-riforma-fiscale.jpg?9d7bd4" alt="" title="Fisco e  riforma fiscale" width="261" height="200" class="left" /><strong><em>Confedilizia, in audizione in Senato sulla riforma fiscale: il prelievo fiscale ha il suo limite nella capacità di reddito del patrimonio</em></strong><br />
<strong>Nell’ordinamento italiano dovrebbe essere introdotto il principio stabilito dalla Corte costituzionale federale tedesca: &#8216;Il prelievo fiscale trova il proprio limite costituzionale nella capacità di reddito del patrimonio&#8217;.  Questa una delle posizioni espresse dalla Confedilizia in sede di audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale.</strong><br />
<span id="more-21467"></span><br />
Il principio della Corte costituzionale tedesca si pone – come ha evidenziato la <strong>Confedilizia nel corso dell’audizione</strong> e come è più ampiamente illustrato nel documento depositato, disponibile anche sul sito dell’Organizzazione <strong>(www.confedilizia.it)</strong> – in netta antitesi con le ripetute proposte di introduzione di un’<strong>imposta patrimoniale. </strong><br />
Proposte che contrastano con la convinzione della <strong>Confedilizia </strong>che un’<strong>imposta di carattere patrimoniale </strong>non sia conforme al <strong>principio costituzionale della capacità contributiva, </strong>posto che è per definizione insensibile alla produttività dell’oggetto tassato e quindi alla sua <strong>capacità di generare reddito.</strong><br />
L’ipotesi di introdurre un’<strong>imposta patrimoniale</strong> non trova giustificazione – a giudizio della <strong>Confedilizia </strong>– neppure se motivata dalla situazione di <strong>crisi finanziaria </strong>in essere e dai rischi derivanti dall’ingente debito pubblico italiano. Anzitutto, l’<strong>Unione europea </strong>non ha inserito tale misura fra quelle espressamente richieste al Governo italiano ai fini della <strong>sostenibilità dei conti pubblici.</strong><br />
Inoltre, è necessario che l’Italia rispetti il<strong> Programma nazionale di riforma (Pnr)</strong> inviato dal Governo all’Unione europea, e da questa approvato;<strong> testo che non prevede l&#8217;imposizione di alcuna forma di patrimoniale </strong>(dopo l&#8217;eliminazione di ogni riferimento alla<strong> tassazione della proprietà </strong>in quanto tale, riferimento sul quale la <strong>Confedilizia </strong>aveva espresso la propria contrarietà).<br />
Non va poi sottaciuto – <strong>ha rilevato ancora la Confedilizia in Senato</strong> – che l’introduzione di un’<strong>imposta patrimoniale </strong>avrebbe effetti devastanti sul piano psicologico, scoraggiando – al pari di ogni nuova forma di <strong>tassa </strong>– la <strong>fiducia degli investitori</strong>.<br />
La <strong>Confedilizia </strong>ha poi evidenziato come qualsiasi ipotesi di <strong>riforma fiscale </strong>non possa prescindere – in particolare con riferimento alla fiscalità immobiliare – dai contenuti della normativa emanata ed emananda in materia di<strong> federalismo fiscale. </strong>Sulla <strong>fiscalità immobiliare</strong> ha infatti recentemente inciso in modo particolare il decreto legislativo in materia di <strong>federalismo municipale,</strong> da un lato devolvendo ai Comuni quote consistenti del relativo gettito e dall’altro attraverso <strong>l’introduzione dell’Imu e l’appesantimento dell’imposta di scopo (che è un’addizionale all’</strong><strong>Ici</strong>).<br />
Inoltre, se le anticipazioni relative ai contenuti dello schema di decreto correttivo del provvedimento sul <strong>federalismo municipale</strong> saranno confermate, il quadro della <strong>fiscalità immobiliare</strong> risulterà ulteriormente aggravato, sia dal punto di vista dell’entità del carico fiscale sia da quello del contrasto con i principi costituzionali. In particolare, l’ipotesi dell’introduzione nell’ordinamento italiano di un tributo collegato a servizi indivisibili, per di più avente come base imponibile il<strong> valore catastale degli immobili,</strong> <strong>trova nella Confedilizia una ferma opposizione, fondata su ragioni di equità e di civiltà giuridica prima ancora che di tutela dei diritti proprietari.</strong></p>
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		<title>Nomisma, VI Workshop Nazionale Uffici 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 01:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mercato degli uffici: la qualità unica opzione anti crisi La qualità l’unico driver per la ripresa del mercato: questo in estrema sintesi l’esito della ricerca presentata da Nomisma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/VI-Workshop-Nazionale-Uffici-2011.jpg?9d7bd4" alt="" title="VI Workshop Nazionale Uffici 2011" width="267" height="200" class="left" /><strong><em>Il mercato degli uffici: la qualità unica opzione anti crisi </em></strong><br />
<strong>La qualità l’unico driver per la ripresa del mercato: questo in estrema sintesi l’esito della ricerca presentata da Nomisma in occasione del VI Workshop Nazionale sul Mercato Immobiliare degli Uffici, organizzato da Galotti e Seci Real Estate a Bologna. La panoramica del mercato italiano illustrata da Nomisma, con un focus particolare sulle tre piazze italiane più significative, Milano – Bologna – Roma, collegate dall’Alta Velocità, ha infatti evidenziato come, oltre alla location, gli investitori tendano a premiare edifici caratterizzati da indici di efficienza energetica e sostenibilità ambientale in linea con gli standard internazionali (anche se situati in zone decentrate). </strong><br />
<span id="more-21459"></span><br />
Ulteriore fattore premiante è dato dal costo per addetto che, se ottimizzato, porta ad un <strong>risparmio </strong>complessivo gradito prima agli <strong>inquilini </strong>e poi all’<strong>investitore </strong>finale.<br />
Pur in un contesto di perdurante debolezza dell’<strong>economia</strong>, quindi, l’unico elemento di tenuta per il <strong>mercato nazionale degli uffici</strong> è costituito dal settore prime, il cui valore delle <strong>compravendite </strong>si stima possa attestarsi a fine 2011 intorno ai 1,5 miliardi di euro, a fronte dei 3,7 miliardi di euro delle transazioni per le piccole unità ad uso ufficio.<br />
Il quadro che emerge dalla<strong> ricerca Nomisma</strong> è quello di una sempre maggiore segmentazione del <strong>mercato</strong>, a cui tuttavia non ha ancora fatto seguito una coerente rimodulazione dei <strong>prezzi </strong>per gli asset di minore qualità.<br />
In termini generali, la tendenza per il settore registra una variazione dei <strong>prezzi </strong>negativa, in media del 3,8 %. L’attesa è di un recupero in positivo entro il 2014.<br />
<em>“Con i nostri progetti ci siamo, già da molti anni, posti l’obiettivo di anticipare le esigenze del mercato e di stimolare una <strong>domanda </strong>attenta all’<strong>etica ambientale e al business</strong> </em>- <strong>sostiene Luigi Marchesini, Presidente di Galotti.</strong>- <em>I dati presentati oggi da Nomisma confermano un trend ormai consolidato. Ci auguriamo che tutto il settore riconosca le esigenze del mercato e sappia rispondere alle aspettative cogliendone le diverse opportunità. Con il Presidente Mazzocco abbiamo cominciato a lavorare in questa direzione, con la creazione di un protocollo etico che coinvolga tutti i protagonisti: <strong>sviluppatori, inquilini e investitori</strong>”. </em><br />
“<em>L’attenzione verso il nuovo segmento di mercato emergente e ben descritto dalla Ricerca Nomisma è un punto fermo del nostro lavoro</em> – <strong>afferma Gaetano Maccaferri, Presidente di Seci Real Estate e del Gruppo Industriale Maccaferri.</strong> &#8211; <em>L’attività di <strong>riqualificazione </strong>che svolgiamo per dotare gli immobili di un alto grado di <strong>efficienza energetica </strong>si ispira al principio di <strong>sostenibilità ambientale</strong> e risponde ad una domanda sempre più diffusa da parte degli utilizzatori e della comunità. Si tratta di un principio in cui crediamo fortemente e sul quale cerchiamo di sensibilizzare quei tenant che non tengono ancora nella dovuta considerazione l’importanza del <strong>risparmio energetico</strong> e le sue ripercussioni sui costi gestionali degli edifici. Crediamo inoltre che <strong>immobili situati nei centri storici</strong> delle città, vicini ai servizi, possano giocare un ruolo essenziale in uno <strong>sviluppo immobiliare sostenibile,</strong> che non eroda il territorio, e in quella <strong>riqualificazione </strong>del tessuto urbano di cui manifestazioni come Urban Promo, che si svolge a Bologna proprio in questi giorni, si fanno promotrici”. </em></p>
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		<title>Master &#8221;Diritto e Gestione della proprietà immobiliare pubblica e privata&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 23:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Frimm sostiene la prima edizione del Master di II livello, organizzato dall’Università Europea di Roma I partecipanti che conseguiranno una votazione finale non inferiore a 60/70 potranno accedere a stage [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Diritto-e-Gestione-della-proprietà-immobiliare-pubblica-e-privata.jpg?9d7bd4" alt="" title="Diritto e Gestione della proprietà immobiliare pubblica e privata" width="254" height="101" class="left" /><strong><em>Frimm sostiene la prima edizione del Master di II livello, organizzato dall’Università Europea di Roma</em></strong><br />
<strong>I partecipanti che conseguiranno una votazione finale non inferiore a 60/70 potranno accedere a stage semestrali nelle aziende della Holding. Frimm ha attivato una partnership sul fronte della formazione e dell’impiego con l’Università Europea di Roma decidendo di sostenere la prima edizione del Master di II livello intitolato “Diritto e Gestione della proprietà immobiliare pubblica e privata” che comincerà il prossimo 16 dicembre per concludersi a giugno 2012.</strong><br />
<span id="more-21451"></span><br />
L’obiettivo della partnership con l’Ateneo di via degli Aldobrandeschi è quello di portare l’azienda a contatto con i <strong>giovani </strong>che desiderano <strong>formazione </strong>di alto livello inerente al <strong>real estate</strong> e finalizzata all’inserimento nel<strong> mondo del lavoro </strong>legato al<strong> settore immobiliare</strong>: i partecipanti che conseguiranno una votazione finale non inferiore a 60/70 potranno infatti accedere a stage semestrali nelle aziende della Holding.<br />
Il <strong>Master </strong>oggetto della partnership ha il fine di formare dei <strong>professionisti </strong>da impiegare nel<strong> settore della proprietà pubblica e privata</strong> e, in particolare, nelle <strong>imprese di costruzione</strong>, nel settore del <strong>trading </strong>e della <strong>gestione immobiliare di patrimon</strong>i, nelle <strong>società d’investimento</strong>, nei<strong> fondi immobiliari</strong> come nelle aziende di <strong>property e facility management </strong>(anche in quelle che si occupano anche di due diligence), nell’amministrazione di condomini, in sezioni, uffici o dipartimenti preposti alla gestione patrimoniali presso enti pubblici e privati e nel settore della consulenza privata. <br />
Negli ultimi anni, in effetti, il <strong>mercato </strong>ha cominciato a richiedere un elevato grado di specializzazione da parte di tutti coloro che gestiscono <strong>patrimoni immobiliari pubblici e privati</strong>, sia nel settore giuridico-economico sia in quello propriamente manageriale. Ed è in questo senso che il <strong>Master </strong>vuole intervenire.<br />
L’esperienza di<strong> Frimm nel trading immobiliare</strong>, nella gestione di <strong>patrimoni </strong>e di <strong>cantieri </strong>ha reso l’azienda il partner perfetto per dare uno sbocco pratico alle 296 ore di didattica frontale, ai seminari e ai workshop a cui parteciperanno gli allievi.<br />
“<em>La complessità normativa del settore immobiliare e gli scenari di investimento e gestione ormai globalizzati hanno creato l’esigenza di avere in azienda dei professionisti in grado di adottare scelte strategiche in ordine agli asset immobiliari che abbiano piena consapevolezza dello scenario normativo interno, comunitario e internazionale nonché delle tecniche di ottimizzazione e gestione dei patrimoni immobiliari”</em>, s<strong>piega Roberto Barbato, presidente di Frimm e primo sostenitore dell’iniziativa.</strong><br />
<em>“Ma non si tratta di una professionalità vaga e con competenze non specifiche. Tutt’altro. Le aziende del real estate italiano ed europeo cercano sempre più dei professionisti come sopra descritti, in grado di operare in tutte le realtà di gestione di portafogli immobiliari. L’amministrazione del condominio, l’esercizio di aziende di trading o di costruzione, così come la costituzione e gestione di un trust implicano una solida formazione giuridica e la capacità di attivare strategie di property e facility management funzionali all’ottimizzazione dei rendimenti degli asset immobiliari”.</em><br />
È per questo che il <strong>Master </strong>è articolato in sette moduli generali – <strong>Diritto Costituzionale, Diritto Privato, Diritto Amministrativo, Diritto Tributario, Diritto  dell’Unione Europea, Diritto Privato Comparato e Gestione dei Portafogli Immobiliari</strong> – attraverso i quali viene esaminata la disciplina della proprietà in ciascuno dei profili giuridici rilevanti, al fine di consentire una <strong>formazione completa e approfondita nella gestione dei patrimoni.</strong></p>
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		<title>Mercato immobiliare Roma, focus su alcune zone della Capitale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 00:00:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle zone centrali la contrazione dei valori immobiliari è stata lieve: -0,4%. Un tour di ricerca partendo dal Centro storico. Secondo Tecnocasa, si mantengono stabili i valori nell’area del Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Mercato-immobiliare-Roma-focus-su-alcune-zone-della-Capitale-300x196.jpg?9d7bd4" alt="" title="Mercato immobiliare Roma focus su alcune zone della Capitale" width="300" height="196" class="left" /><strong><em>Nelle zone centrali la contrazione dei valori immobiliari è stata lieve: -0,4%. Un tour di ricerca partendo dal Centro storico.</em></strong><br />
<strong>Secondo Tecnocasa, si mantengono stabili i valori nell’area del Centro storico, del Pantheon, del Ghetto Ebraico, di via del Corso, di via del Babuino e di piazza del Popolo.  Le richieste provengono in genere da professionisti, investitori, genitori di studenti, stranieri (prevalentemente russi e arabi ed in parte minore americani ed inglesi) oppure da chi acquista per avviare bed and breakfast, anche se questi ultimi risultano in leggero calo vista l’alta presenza di questo tipo di attività. Le soluzioni più ambite sono quelle già ristrutturate, posizionate ai piani alti, dotate di vista panoramica, terrazzi ed ascensore.</strong><br />
<span id="more-21440"></span><br />
Sempre molto apprezzata <strong>l’area del Pantheon</strong>, dove per l’acquisto di soluzioni ristrutturate si spendono tra 8500 e 10000 euro al mq, con punte di 15 mila euro al mq per le tipologie più signorili. Stesse quotazioni si registrano nell’area di piazza del Popolo, lato via del Corso, mentre i prezzi scendono per soluzioni che si trovano sul lato della piazza in direzione di via Flaminia.<br />
Prezzi sostanzialmente stabili nell’area di <strong>piazza di Spagna, piazza Navona, piazza Barberini, fontana di Trevi, via XX Settembre, Campo dei Fiori e Ludovisi-Veneto. </strong><br />
In queste zone si acquista prevalentemente per investimento e le tipologie più richieste sono i monolocali e i bilocali dal valore compreso tra 500 e 700 mila euro. In genere queste soluzioni sono affittate a  stranieri, manager, oppure a imprenditori che li trasformano in bed and breakfast.<br />
Tra le aree più richieste spicca quella di <strong>piazza di Spagna,</strong> con soluzioni signorili realizzate tra il 1700 ed il 1900. Nei primi sei mesi del 2011 le quotazioni delle abitazioni nella zona che si sviluppa tra <strong>l’Esquilino, Colle Oppio e piazza S. Giovanni in Laterano</strong> hanno segnalato stabilità.<br />
Le <strong>compravendite </strong>della zona vedono protagonisti sia famiglie che acquistano per migliorare la <strong>qualità abitative </strong>sia <strong>investitori </strong>che acquistano per mettere a reddito l’immobile oppure per trasformarlo in casa vacanza (uno dei vantaggi della zona è quello di essere collegata molto bene con diverse fermate della metropolitana e di essere situata nei pressi della<strong> Stazione Termini). </strong><br />
Non lontano nel<strong> quartiere Monti </strong>si sono realizzati sia <strong>acquisti ad uso investimento </strong>che hanno interessato monolocali e bilocali da mettere a reddito sia <strong>acquisti </strong>di metrature più ampie da parte di coloro che abitano nel quartiere e che hanno deciso di migliorare la loro condizione abitativa.<br />
La macroarea che ha segnalato l’incremento maggiore è stata quella di <strong>Policlinico-Pietralata</strong> (+1,7%) in seguito all’andamento del<strong> quartiere di Tiburtina-Portonaccio.</strong><br />
Nella prima parte del 2011 si sono mossi sul mercato della zona soprattutto <strong>investitori </strong>e genitori di s<strong>tudenti universitari</strong> che hanno acquistato per i figli che studiano a Roma e che sono spesso originari del Sud Italia. Il quartiere infatti è vicino all’Università ed è anche ben servito.<br />
Un leggero incremento dei valori, spiegabile con un aumento della <strong>domanda abitativa </strong>di tipologie usate in buone condizioni ed evitare così interventi di ristrutturazione importante ha interessato le abitazioni nella zona dell’<strong>Università-piazza Bologna</strong>. La maggioranza degli acquirenti si è orientato verso l’acquisto per investimento.<br />
Minore la componente di <strong>acquisto di sostituzione</strong> che vede protagonisti non solo le persone residenti nel quartiere che cambiano per migliorare la loro condizione abitativa ma anche coloro che, in passato, avevano acquistato nei quartieri limitrofi meno costosi e nell’hinterland di Roma e che ora hanno deciso di rientrare in città, sebbene con difficoltà legate al  valore di realizzo dell’immobile situato fuori città e decisamente più basso.<br />
Da segnalare che in zona sono in corso due importanti interventi di nuova costruzione, sia in <strong>via Como angolo via Bari che in via della Lega Lombarda. In via Como</strong> si sta ristrutturando integralmente un fabbricato appartenuto alle Ferrovie dello Stato che risale all&#8217;epoca fascista dove stanno costruendo 70 nuovi appartamenti mentre in via della Lega Lombarda nell&#8217;area ex deposito Atac, sta sorgendo il<strong> complesso &#8220;Città del sole&#8221;,</strong> che prevede la realizzazione di una biblioteca (che sarà in parte occupata da quella nazionale presente in Viale Castro Pretorio), un piccolo centro commerciale, sei ville bifamiliari e due torri da 9 piani con circa 70 appartamenti a torre, costruite con i criteri di ultima generazione in materia di <strong>impatto energetico. </strong><br />
Non lontano continuano poi i lavori per la <strong>Nuova Stazione Tiburtina </strong>e proprio in seguito al futuro completamento i proprietari di immobili che attualmente affittano a studenti stanno esprimendo l’idea di avviare un’attività di B&#038;B. Sul mercato delle locazioni la richiesta arriva in particolare da <strong>studenti universitari con cui si fanno soprattutto contratti di tipo transitorio arredato. </strong></p>
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		<title>Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 00:00:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sondaggio Banca d&#8217;Italia, Tecnoborsa, Agenzia del Territorio Nel terzo trimestre del 2011 si sono intensificati i segnali di debolezza del mercato immobiliare, in presenza di più diffuse indicazioni di flessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Sondaggio-congiunturale-sul-mercato-delle-abitazioni-in-Italia-ottobre-2011.jpg?9d7bd4" alt="" title="Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia ottobre 2011" width="200" height="278" class="left" /><strong><em>Sondaggio Banca d&#8217;Italia, Tecnoborsa, Agenzia del Territorio </em></strong><br />
<strong>Nel terzo trimestre del 2011 si sono intensificati i segnali di debolezza del mercato immobiliare, in presenza di più diffuse indicazioni di flessione dei prezzi e di aumento degli incarichi a vendere inevasi. Le attese a breve termine degli agenti sulle condizioni del mercato di riferimento si sono confermate sfavorevoli e, per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni nel 2009, anche i giudizi sulle prospettive di medio periodo del mercato nazionale sono diventati lievemente negativi, plausibilmente scontando il pessimismo sul quadro economico generale</strong>.<br />
<span id="more-21430"></span><br />
Tra il 27 settembre e il 19 ottobre 2011 si sono svolte le interviste dell’edizione relativa al secondo trimestre del 2011, cui hanno partecipato 1.524 agenti, fornendo informazioni sull’attività di compravendita1 e sui prezzi nel trimestre di riferimento (luglio settembre 2011), nonché sulle prospettive del settore. Sono oggetto di indagine le sole transazioni intermediate dagli agenti immobiliari.<br />
<strong>I principali risultati</strong><br />
<strong>Prezzi delle abitazioni</strong> – Nel terzo trimestre del 2011 la quota di agenti che hanno segnalato una diminuzione dei prezzi è cresciuta al 51,2 per cento dal 46,8 della precedente indagine, a fronte di un’ulteriore riduzione dell’incidenza di coloro che hanno indicato un aumento delle quotazioni (da 1,3 a 0,9). Ne è derivato un nuovo peggioramento del saldo negativo tra le percentuali di risposte “in aumento” e “in diminuzione” (−50,3 punti contro −45,5 nel secondo trimestre dell’anno), più pronunciato nel Mezzogiorno.<br />
<strong>Compravendite</strong><br />
La quota di agenzie che nei mesi estivi hanno venduto almeno un immobile si è ridotta al 65,5 dal 69,3 per cento nel periodo precedente; tale flessione è stata osservata su tutto il territorio nazionale.<br />
<strong>Incarichi a vendere</strong><br />
Nel terzo trimestre del 2011 il saldo tra risposte di aumento e di diminuzione rispetto al periodo precedente delle giacenze di incarichi a vendere è salito a 27,4 punti percentuali (era il 23,2 nella rilevazione di luglio. L’aumento riflette principalmente la crescita della percentuale di operatori che giudicano in aumento il numero di incarichi ancora da evadere, a fronte di una diminuzione di coloro che ne indicano una stazionarietà.<br />
<strong>Circa l’andamento dei nuovi incarichi</strong><br />
Il saldo tra le quote di agenzie che segnalano un aumento rispetto al secondo trimestre dell’anno e di quelle che ne riportano una diminuzione è aumentato a 15,1 punti percentuali (da 12,1), in connessione soprattutto con gli andamenti osservati nelle aree non urbane.<br />
In merito alle cause prevalenti di cessazione degli incarichi, rimane assai ampia (intorno a due terzi) la quota di agenzie che segnalano l’assenza di proposte di acquisto a causa di prezzi percepiti come troppo elevati. Sono aumentate le quote di operatori che indicano anche proposte di acquisto a prezzi giudicati troppo bassi dal venditore (54,5 per cento dei casi contro il 52,0 rilevato in luglio), difficoltà nel reperimento del mutuo (55,3 per cento contro 51,9) e attese di prezzo più favorevoli (22,3 per cento contro 21,9.<br />
<strong>Trattative e tempi di vendita</strong><br />
Nel terzo trimestre del 2011 il margine di sconto dei prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali si è lievemente ampliato, al 12,5 per cento (12,1 nella precedente indagine; Tavola 6); il rialzo si è concentrato nelle aree urbane (al 12,3 per cento, dall’11,3). Si conferma appena superiore ai 7 mesi il tempo medio di completamento dell’incarico.<br />
<strong>Modalità di finanziamento degli acquisti</strong><br />
La quota di acquisti di abitazioni effettuata con accensione di un mutuo ipotecario sarebbe scesa di oltre 5 punti percentuali rispetto alla scorsa indagine, al 67,1 per cento. Il calo avrebbe riguardato soprattutto le aree non urbane.<br />
<strong>Le prospettive del mercato in cui operano le agenzie</strong><br />
Il saldo tra giudizi “favorevoli” e “sfavorevoli” sulle attese a breve circa le condizioni del mercato di riferimento è rimasto largamente negativo, collocandosi a −22,3 punti percentuali (da −22,5 punti nella rilevazione precedente; Tavola 9). All’aumento del saldo positivo circa le attese dei nuovi incarichi a vendere (a 16,6 punti percentuali, contro 3,9 nella scorsa rilevazione) si è contrapposta l’accentuazione di quello negativo circa le attese sui prezzi (−49,0 punti, contro −41,1).<br />
<strong>Le prospettive del mercato nazionale</strong><br />
La quota di agenti che riportano un peggioramento delle prospettive a breve del mercato nazionale è aumentata al 43,1 per cento (dal 34,8 della rilevazione precedente; Tavola 10). Il divario negativo fra giudizi favorevoli e sfavorevoli si è pertanto ampliato, portandosi a −36,3 punti percentuali, da −27,8 in luglio. Per la prima volta dall’avvio della rilevazione nel 2009 è divenuto negativo il saldo tra le attese di miglioramento e peggioramento del mercato nazionale per i prossimi due anni (per 3,5 punti percentuali, a fronte di un saldo positivo di 18,3 punti nella rilevazione precedente); vi ha plausibilmente influito il diffuso pessimismo circa il quadro economico generale.</p>
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		<title>Focus sui mutui nel Sud Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 00:00:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Focus-sui-mutui-nel-Sud.jpg?9d7bd4" alt="" title="http://www.dreamstime.com/-image7977720" width="221" height="200" class="left" /><strong><em>Mutui inaccessibili ai giovani. Il 18% di chi ricerca un mutuo prima casa ha meno di 30 anni, ma nemmeno il 3% di loro lo ottiene  </em></strong><br />
In questi giorni in cui la crisi economica mondiale è sotto gli occhi di tutti l’affanno del Sud Italia non accenna a diminuire: secondo Mutui.it, comparatore online di mutui, i giovani meridionali sono quelli che incontrano le difficoltà maggiori di fronte all’acquisto di una casa. Analizzando le domande di mutuo prima casa arrivate negli ultimi mesi da Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia, infatti, si scopre che benché la richiesta di preventivo da parte di under 30 rappresenti il 18% del totale delle domande provenienti dal Mezzogiorno, il problema arriva al momento di ottenere il finanziamento: nemmeno il 3% delle richieste verrà accolto.<br />
<span id="more-21412"></span><br />
Analizzando in maniera più approfondita le domande delle cinque Regioni considerate, si vede come la richiesta media sia di 133.000 euro (meno della media nazionale, di 150.000 euro), pari al 74% del valore dell’<strong>immobile </strong>da <strong>acquistare</strong>; nel 60% dei casi si preferisce il <strong>tasso fisso </strong>(percentuale superiore rispetto alla media, del 54%), solo nel 16% quello <strong>variabile </strong>(25% a livello italiano).<br />
Gli under 30 del Mezzogiorno, che hanno mediamente 27 anni al momento della compilazione del preventivo (dato in perfetta media nazionale), aspirano ad ottenere un <strong>mutuo </strong>della durata di 25 anni. Gli importi più elevati sono richiesti in <strong>Campania </strong>(143.000 euro), quelli più bassi in <strong>Calabria </strong>(121.000 euro).<br />
I Calabresi, inoltre, si rivelano i più prudenti: qui le preferenze per il <strong>tasso fisso</strong> raggiungono addirittura il 65% del totale. Più attenti ai mutamenti del mercato e fiduciosi nel <strong>tasso variabile</strong> sono i Siciliani e i Lucani: nel loro caso la percentuale di richieste sale al 19%, restando comunque al di sotto della media italiana.<br />
La provincia meridionale che ama di più il <strong>tasso fisso</strong> è <strong>Catanzaro </strong>(la percentuale arriva addirittura al 75%), quelle che richiedono maggiormente il <strong>tasso variabil</strong>e sono Ragusa e Potenza, entrambe con il 24% di richieste; il loan to value maggiore – vale a dire la percentuale di <strong>finanziamento </strong>rapportata al valore dell’immobile – lo troviamo a Brindisi, Enna e Siracusa, province in cui si vorrebbe pagare attraverso il <strong>mutuo </strong>il 79% della casa. È Napoli, infine, la città in cui le case da acquistare costano di più: il valore dell’immobile arriva a 206.000 euro di media; Agrigento, di contro, è il fanalino di coda: il valore medio non supera i 149.000 euro.<br />
<em>&#8221;Se questo è il desiderio dei giovani del Mezzogiorno</em> – <strong>spiega Alberto Genovese AD di Mutui.it </strong>– <em>la realtà è diversa: nemmeno il 3% delle loro domande si concretizzerà in un mutuo concesso. La mancanza di contratti di lavoro stabili, l’indisponibilità di un cointestatario o di un garante e una bassa affidabilità creditizia sono le motivazioni principali di questo freno alla concessione del finanziamento&#8221;.</em></p>
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		<title>Detrazione 55% anche ai beni strumentali</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 22:00:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Richiesta Uncsaal: estendere il bonus fiscale ai soggetti pubblici non assoggettati all&#8217;Ires. L&#8217;Associazione chiede al Governo di estendere le detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/11/Detrazione-55-anche-ai-beni-strumentali.jpg?9d7bd4" alt="" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="267" height="200" class="left" /><strong><em>Richiesta Uncsaal: estendere il bonus fiscale ai soggetti pubblici non assoggettati all&#8217;Ires. </em></strong><br />
<strong>L&#8217;Associazione chiede al Governo di estendere le detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici anche ai beni strumentali e ai soggetti pubblici non assoggettati all&#8217;Ires. Secondo Uncsaal (Unione nazionale costruttori serramenti alluminio acciaio e leghe) questa è la misura per favorire l&#8217;incremento degli investimenti nel recupero nel patrimonio immobiliare non residenziale, pubblico e privato</strong>.<br />
<span id="more-21362"></span><br />
L&#8217;Associazione fa notare che questa misura manca nella bozza del Decreto Sviluppo attualmente all&#8217;esame del Governo, della quale aveva già criticato la penalizzazione che prevederebbe delle condizioni per accedere alla detrazione 55% per i serramenti.<br />
Offrire l’opportunità di riqualificare energeticamente il patrimonio immobiliare detenuto dai grandi gestori finanziari e industriali potrebbe rappresentare un circuito virtuoso per riqualificare energeticamente una parte significativa di patrimonio immobiliare italiano (appartamenti ad uso residenziale e terziario) e per produrne una rivalutazione del valore generando un maggior gettito per l&#8217;erario.<br />
<strong>Uncsaal fa notare che</strong> <em>“se stimiamo che l’intero valore degli investimenti in recupero del patrimonio non residenziale privato valgano 17 miliardi di euro, una estensione delle detrazioni fiscali ai beni strumentali potrebbe produrre un incremento del 40-50% di tali investimenti, dando ossigeno alla ripresa del mercato in questo settore”</em>.<br />
<strong>Inoltre, fa notare ancora l&#8217;Associazione,</strong> <em>“se il Legislatore individuasse forme utili ad estendere gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici anche ai soggetti pubblici non assoggettati all’Ires, prevedendo, per esempio, che gli importi da detrarre siano scalati dalle utenze energetiche, si può ipotizzare un incremento del 30% del valore degli investimenti nel non residenziale pubblico attualmente stimato in 5 miliardi di euro”.</em><br />
Uncsaal mostra perplessità in merito ad un&#8217;altra ipotesi contenuta nella bozza del decreto per la crescita, sempre riguardo alle modifiche alla detrazione 55%: quella di introdurre l&#8217;obbligo di installare sistemi di termoregolazione oltre al cambio degli infissi.<br />
Quest&#8217;obbligo, sottolinea l&#8217;Uncsaal, comporterebbe un ulteriore aggravio dei costi e problematiche all&#8217;interno dei condomini, dove gli interventi devono essere condivisi dall&#8217;assemblea condominiale all&#8217;unanimità.<br />
Quindi, un singolo condomino può decidere di cambiare in maniera autonoma le finestre e non può essere condizionato dall&#8217;approvazione dell&#8217;assemblea condominiale sulla valvole termostatiche. In sintesi, per cambiare le finestre ed usufruire del 55% il consumatore dovrebbe chiamare il serramentista e l&#8217;idraulico. Molto problematico.</p>
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		<title>Rapporto Nomisma 2011, La Business Intelligence nella Pubblica Amministrazione</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 22:00:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Realizzato da Nomisma grazie al contributo di Iconsulting e al patrocinio di DigitPa. La Business Intelligence rappresenta l’insieme delle metodologie e tecnologie informatiche utili a valorizzare l’immenso patrimonio informativo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/10/Rapporto-Nomisma-2011-La-Business-Intelligence-Pubblica-Amministrazione.jpg?9d7bd4" alt="" title="Rapporto Nomisma 2011 La Business Intelligence Pubblica Amministrazione" width="200" height="284" class="left" /><strong><em>Realizzato da Nomisma grazie al contributo di Iconsulting e al patrocinio di DigitPa.</em></strong><br />
<strong>La Business Intelligence rappresenta l’insieme delle metodologie e tecnologie informatiche utili a valorizzare l’immenso patrimonio informativo a disposizione di ogni impresa ed ente locale, attraverso la trasformazione dei dati grezzi, contenuti nei sistemi informativi gestionali, in informazioni a supporto dei processi decisionali. </strong><br />
<span id="more-21323"></span><br />
Questo secondo Rapporto intende delimitare il campo dell’applicazione di tali strumenti alla Pubblica Amministrazione in Italia e restituire le connessioni precipue tra la specifica cultura dell’ambiente pubblico, il valore metodologico degli strumenti di Business Intelligence e l’auspicabile valorizzazione dell’ingente patrimonio informativo pubblico.<br />
<strong>Sbaglia chi crede che oggi non ci sia<br />
una dotazione informatica sufficiente<br />
nella Pubblica Amministrazione…</strong><br />
La Pubblica Amministrazione Centrale e gli enti pubblici (in particolare gli enti previdenziali) hanno investito nel corso degli ultimi dieci anni, in media, non meno di 2 miliardi di euro all’anno nel proseguimento e nello sviluppo dell’informatica pubblica, sia come traino delle direttrici innovative sia come regolazione degli standard tecnici e organizzativi di tutta la Pubblica Amministrazione.<br />
Stando alle stime Eu Klems-Eurostat, la formazione (lorda) di capitale del settore pubblico (comprendente le amministrazioni pubbliche e il comparto dell’assicurazione sociale obbligatoria) in attività collegate alle tecnologie della comunicazione e dell’informazione (TCI, o ICT utilizzando il corrispettivo acronimo inglese) è cresciuta di un fattore moltiplicativo pari a 15 tra il 1990 e il 2007, a fronte di un’evoluzione sostanzialmente stagnante degli impieghi in beni capitale diversi dalle ICT.<br />
Tra le varie tipologie di <strong>investimento </strong>nelle nuove tecnologie, la parte del leone è stata svolta dagli acquisti di hardware: gli investimenti in computer sono aumentati di 50 volte tra il 1990 e il 2007, distanziando nettamente quelli in attrezzature per la <strong>comunicazione </strong>(pur incrementatisi in misura apprezzabile, +180%) e gli acquisti di software (+55%).<br />
Questi ultimi avrebbero avuto un rallentamento proprio nei recenti anni, quando la dinamica si sarebbe quasi fermata dopo gli investimenti effettuati nel decennio precedente (+0,2% all’anno tra il 2000 e il 2007, contro il +4,5% all’anno sperimentato tra il 1990 e il 2000).<br />
Ne esce in definitiva un quadro di uno sforzo di ammodernamento tecnologico significativo, influenzato probabilmente anche dai bassi livelli di partenza, concentrato soprattutto sulle strutture hardware e con una progressiva decelerazione, nel più recente periodo, sulla componente software.<br />
<strong>… il salto da fare non è nell’hardware o software,<br />
ma nell’intelligence attraverso cui rendere<br />
i dati pubblici fruibili e intellegibili </strong><br />
La stima della spesa informatica complessiva è ottenuta sommando la spesa esterna (per l’acquisizione di beni e servizi) ai costi interni (rappresentati dal solo personale ICT). I costi interni, che nel 2010 costituiscono il 21,9% della spesa informatica complessiva (27,3% nelle amministrazioni centrali e 10,3% negli enti), diminuiscono dello 0,8% rispetto al 2009 (in valore assoluto circa 3,7 milioni di euro).<br />
La spesa esterna, che rappresenta il restante 78,1% della spesa informatica complessiva (72,7% nelle amministrazioni centrali e 89,7 negli enti), si riduce dell’1,9% rispetto a quella del 2009 (in valore assoluto circa 32,2 milioni di euro). Assistiamo, cioè, ad una leggera contrazione sulle stime di spesa e ad un sostanziale mantenimento dei costi interni.<br />
Questo dato non solo è confortante ma, nello scenario attuale, appare come una solida dimostrazione dell’interesse e della centralità delle spese per beni e servizi del settore ICT.<br />
<strong>Dalla produzione di dati grezzi<br />
alla generazione di informazioni intelligenti</strong><br />
Le principali banche dati su cui si stanno concentrando le azioni, centrali o locali, centralizzate o federate, a favore di una maggiore disponibilità e di una migliore interoperabilità, sono quelle riferite alle anagrafi della popolazione, alle basi territoriali, al catasto e alla fiscalità. Complessivamente, ad oggi, sono da mettere a sistema circa 1.400 basi di dati pubbliche, differenti non tanto per contenuto o per piattaforma software quanto per “pulizia” del dato, per costruzione dello schema logico che sottende alla fruizione dei dati, forse anche per ambizione della singola amministrazione.<br />
La massa di informazioni contenute nelle circa 1.400 basi di dati pubbliche non solo è in crescita ma soprattutto ha raggiunto dimensioni notevolissime (circa mezzo milione di gigabyte). Non sorprende il numero assoluto, quanto l’incremento del 7% tra il 2009 e il 2010, al netto delle inevitabili pulizie di informazioni ridondanti o inesatte.<br />
<strong>Prospettive future e mercato potenziale<br />
della business intelligence<br />
nel settore pubblico</strong><br />
Se il quadro richiamato in estrema sintesi delinea una condizione di avvio di nuove linee di approccio agli investimenti in ICT, la conseguenza necessaria è la grande attenzione, nell’ambito dei pacchetti applicativi, ai prodotti e servizi legati alla <strong>business intelligence. </strong><br />
Sono questi che sempre più guidano l’evoluzione dei sistemi informativi pubblici, anche se nella maggior parte dei casi lo fanno “partendo dal basso”, scavando dentro ai grandi programmi di modernizzazione dei sistemi agli spazi su cui innestare i percorsi di gestione intelligente delle informazioni interne.<br />
Il mercato potenziale dei prodotti e dei servizi della business intelligence nella Pubblica Amministrazione è certamente molto vasto, tuttavia può essere stimato in non meno di 300-350 milioni di euro per i prossimi tre anni.<br />
Tuttavia, non bastano le risorse in assenza di una strategia, di una logica di mercato aperta nei dati, nei formati, nella leggibilità delle informazioni.<br />
<strong>*Estratto dal volume &#8216;La BI in Italia: vincoli e opportunità nella pubblica amministrazione&#8217; pubblicato da NOMISMA<br />
Si ringrazia Marco Marcatili, ricercatore di Nomisma</strong></p>
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		<title>Il credito al consumo non conosce limiti d’età</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 22:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Indagine Prestiti.it 360.000 pensionati hanno fatto domanda di prestito negli ultimi 12 mesi. Il finanziamento medio richiesto è di 16.000 euro, la finalità principale è ottenere liquidità. Il credito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2011/10/Il-credito-al-consumo-non-conosce-limiti-detà1.jpg?9d7bd4" alt="" title="Il credito al consumo non conosce limiti detà" width="200" height="200" class="left" /><strong><em>A Indagine Prestiti.it 360.000 pensionati hanno fatto domanda di prestito negli ultimi 12 mesi.</em></strong><br />
<strong>Il finanziamento medio richiesto è di 16.000 euro, la finalità principale è ottenere liquidità. Il credito al consumo non ha limiti d’età: secondo l’analisi di Prestiti.it il 6,5% delle richieste di prestito personale arriva da pensionati. La percentuale, convertita in numeri, diventa sbalorditiva: circa 360.000 italiani in pensione, nell’ultimo anno, hanno avuto necessità di ricorrere al credito al consumo. Quasi mille anziani al giorno, quindi, a rappresentare un fenomeno con cui è ormai necessario fare i conti. </strong><br />
<span id="more-21195"></span><br />
&#8221;Se pensiamo che il 46,5% dei pensionati italiani &#8211; dichiara Marco Giorgi di Prestiti.it &#8211; riceve una pensione inferiore a 1.000 euro (dati ISTAT) ci rendiamo conto di come il ricorso ai prestiti personali sia una scelta utile per dilazionare le spese e pianificare meglio i pagamenti&#8221;.<br />
Secondo Prestiti.it il pensionato che fa domanda di prestito ha in media 62 anni – età abbassata dalla presenza di richieste provenienti dai baby pensionati – cerca un finanziamento di circa 16.000 euro e vorrebbe rimborsarlo in 67 mesi, quindi più di 5 anni e mezzo.<br />
Le richieste arrivano prevalentemente da uomini, che rappresentano ben il 75% del totale; le donne, dal canto loro, vorrebbero una cifra più bassa, pari a 14.500 euro. La somma e la durata del prestito si convertono in una rata media mensile che oscilla, quindi, attorno ai 300 euro.<br />
Un numero così alto di richiedenti rivela come il ricorso ai finanziamenti sia ormai un’abitudine anche fra i più anziani, ma dall’altro racconta come la congiuntura economica abbia messo in difficoltà una fetta considerevole della popolazione italiana.<br />
A ulteriore riprova di questo è il fatto che più di un quarto del campione chiede un prestito per liquidità (26%), per avere, cioè, una maggiore disponibilità di contante con cui affrontare le spese quotidiane; seguono, nell’ordine, le richieste di chi ha bisogno di denaro per ristrutturare casa (22,8%), e per comprare un’auto (12%).<br />
L’11,1%, poi, ha bisogno di un prestito per consolidare i propri debiti, vale a dire per riunire i finanziamenti già in corso creando un unico prestito.<br />
A livello regionale, le aree in cui la percentuale di richieste da parte di pensionati supera notevolmente la media nazionale sono la Campania e la Puglia: qui arrivano a rappresentare il 7,6% del totale.<br />
È dai pensionati campani, in particolare, che arriva ben il 14% del totale nazionale. Per quanto riguarda gli importi, guidano la classifica la Basilicata (con 21.000 euro), la Sardegna (20.000 euro) e la Lombardia (18.500 euro). Decisamente inferiori le somme richieste in Emilia Romagna (14.500 euro) e Friuli Venezia Giulia (15.500 euro).</p>
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