Mercato degli affitti, trainano l’Europa Roma e Milano
In Europa Roma e Milano trainano la domanda di affitti per gli uffici che nel, secondo trimestre, segna a livello continentale un aumento dell’1,8%. In un quadro economico non certo brillante le due città italiane, secondo l’indice di settore Cbre citato nel report estivo Morley, segnano performance di tutto rispetto e «inaspettate». Se da un lato Milano evidenzia un incremento del 14,6% nel secondo trimestre rispetto al precedente, Roma spicca con un +7,5%.
Numeri sostenuti, al contrario di altri mercati, da una forte domanda ma anche da una generale carenza di spazi di alta qualità, seppure la sostenibilità della crescita è messa a rischio dall’indebolimento dell’economia anche nel nostro paese.
Ma se in Italia il mercato degli affitti di uffici per ora sorride non è così altrove, dove la crescita è molto debole. In Francia e Spagna, ad esempio, si è ad una situazione di stasi o di flessione. Parigi e Barcellona segnano, secondo Cbre, cali rispettivamente del 2,2% e dell’1,8%.

…mentre a Tunisi si vive per due anni
Il mercato degli affitti stenta,ma chi ha una casa da affittare vicino ad un’universita’ stia tranquillo: la domanda tira l’intero settore. Secondo Tecnocasa ‘nelle zone a ridosso delle universita’ i rendimenti sono superiori alla media cittadina e si hanno meno difficolta’ ad affittare’. A Milano il rendimento di un bilocale in zone universitarie va dal 3,8% al 5,6% e i canoni mensili sono fra i 650-900 euro. A Roma si va dai 750 euro vicino Tor Vergata ai 1.200 per la zona della Sapienza.
Il mercato immobiliare romano ha mostrato, nell’ultimo semestre, segnali di raffreddamento. Si tratta di un rallentamento comune a tutti i segmenti che non ha tuttavia impedito un ulteriore rialzo delle quotazioni, a conferma dell’enorme peso che continua ad avere l’offerta nel determinare le dinamiche di mercato (abitazioni +3,9%, uffici +4,4%, negozi +3,4%). Il quadro risulta ancor meno positivo con riferimento al comparto locativo. In questo caso la carenza di domanda ha infatti prodotto effetti depressivi non soltanto sul numero di contratti stipulati, ma anche, limitatamente ad alcuni segmenti, sul livello dei canoni.
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