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	<title>Mondocasablog &#187; decoro urbano</title>
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		<title>Mercato immobiliare, affitti, inquinamento e graffiti: Analisi di Assoedilizia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 16:13:24 +0000</pubDate>
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</script><p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2007/09/milano.jpg?9d7bd4" alt='Mercato immobiliare, affitti, inquinamento e graffiti: Analisi di Assoedilizia' class="left"/>Milano, — Anche a Milano e in Lombardia il 2008 è stato l’anno nel quale la crisi finanziaria si è riflessa sul mercato immobiliare. Nell’area milanese la flessione dei prezzi delle case – la prima dal 1997 &#8211; è stata mediamente del 6% (un po’ meno sensibile in regione) rispetto al 2007, le vendite sono scese del 20% e i tempi di vendita sono passati da 2-3 mesi a 6 mesi.<br />
Le previsioni 2009 vedono elementi contrastanti: da un lato il calo dell’inflazione e del costo del denaro e quindi dei tassi dei mutui, dall’altro la riduzione della crescita economica, e la contrazione dei consumi come conseguenza della riduzione della capacita&#8217; complessiva di spesa della popolazione,  la minore  mobilità di lavoro e abitativa e l’incertezza . Ciò potrebbe tradursi, nel campo immobiliare, in una ulteriore flessione dei prezzi del 6-10% e in un calo delle compravendite del 10%. Non ci sarà comunque il crack immobiliare verificatosi, ad esempio, in Usa, Gran Bretagna, Spagna: “Il mercato immobiliare italiano – afferma il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici &#8211;  ha un andamento poco dinamico (scarsa mobilità abitativa e ridotto ricorso al sistema dell’investimento a reddito per gli usi diversi dall’abitazione); le famiglie italiane che hanno comprato casa non si sono lanciate nella irresponsabile corsa alla speculazione arrivando, come negli Usa, a cambiar casa per fare un affare ed a finanziare anche le spese familiari con i finanziamenti dei mutui. Inoltre il patrimonio immobiliare italiano è stabilmente nelle mani di oltre 20 milioni di famiglie sensibilmente meno indebitate di quelle statunitensi ed europee;  il flottante annuo  è pari a meno del 2 % del valore di capitalizzazione degli immobili e quest’ultimo rappresenta oltre dieci volte la capitalizzazione della Borsa”.<br />
<span id="more-4004"></span><br />
Ma la questione abitativa si conferma uno dei problemi di più rilevante impatto sociale. Secondo Assoedilizia, in Lombardia occorrono almeno 120.000 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, si prevede la costruzione nei prossimi 3 anni di 6.000 alloggi; a Milano e provincia le carenze sono di 30.000 unità, se ne prevede la costruzione di 1.800. E, sempre a proposito di affitti, nella città più dinamica del Paese la quota degli alloggi destinata a questo scopo è passata in venticinque anni dal 60% al 32%, in Lombardia dal 50% al 23%, mentre gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono nettamente insufficienti a rispondere alle esigenze abitative dei meno abbienti. Oltre 60.000 sono in regione le famiglie che non riescono a pagare l’affitto. Una boccata d’ossigeno potrebbe arrivare dalla disponibilita&#8217; dei 200-250 milioni di euro stanziati dal governo per i mutui a tasso variabile che sono scesi rapidamente per conto loro, che potrebbero esser destinati a misure di incentivazione dell&#8217;investimento privato in edilizia abitativa in locazione.<br />
Il comparto casa, che ha usufruito dell’eliminazione dell’ICI sulla abitazione principale in proprieta&#8217;  (eccezion fatta per l’alloggio di lusso) è gravato di nuovi balzelli: riqualificazione energetica, nuovi valori catastali, a Milano l’”obbligo”, in pratica, di cambiare 16.000 caldaie di riscaldamento perfettamente funzionanti.    Il continuo aggravio della pressione fiscale ha indotto gli investitori istituzionali nell’immobile ad uscire dal settore, mentre un trattamento fiscale di favore privilegia lo sviluppo dei fondi immobiliari, i “mattoni di carta”.<br />
E veniamo così alla prima vana promessa: equiparare la tassazione dei redditi da locazione a quelli delle rendite finanziarie: cedolare secca al 20%. Non se ne è fatto niente, penalizzando chi concede case in affitto – il cui reddito, al netto di tasse ed oneri di manutenzione straordinaria ed altro si aggira attorno al 2% annuo del capitale investito – e impedendo di fatto l&#8217;emergere degli affitti in nero. Si è viceversa aperta la via al solito privilegio concesso ai poteri forti, in questo caso rappresentato dalle Siiq che sono esenti da imposta ed i cui soci vengono tassati con il sistema della cedolare secca .<br />
La carenza di alloggi in locazione costituisce non solo un dramma per decine di migliaia di famiglie, ma pure l’ostacolo più serio alla mobilità dei lavoratori che sempre più sono costretti a recarsi dove il lavoro c’è, ma si trovano di fronte il problema di trovare casa ad affitti accessibili. Problema che riguarda anche gli studenti universitari — 46.000 su un totale di 175.000 provengono da altre città — per evitare che Milano perda progressivamente il tradizionale ruolo di &#8220;capitale del sapere&#8221;.<br />
&#8220;E’ la conseguenza —  continua Colombo Clerici — di una politica della casa miope e contraddittoria, foriera di tensioni sociali, le cui responsabilità principali vanno attribuite allo Stato il quale, non solo non costruisce case da trent’anni, ma penalizza con continui aggravi di imposte gli investitori di case in locazione che vedono il reddito in costante calo, come da Assoedilizia rilevato”.</p>
<p>Le proposte. Innanzitutto tassare l&#8217;immobile per il reddito che produce anziché per il suo valore di mercato; equiparare la tassazione dei redditi immobiliari a quella delle rendite finanziarie; quindi attuare forme e formule per agevolare la locazione con sgravi fiscali per chi loca e una collaborazione tra operatori pubblici e privati; rinnovare per la citta&#8217; di Milano l’accordo proprietari-inquilini sul cosiddetto contratto di locazione agevolato, fermo dal 2002; introdurre la libera locazione temporanea  in vista di Expo 2015 e per le esigenze abitative di una Citta&#8217; dallo spiccato dinamismo ,qual è la nostra. </p>
<p>-D&#8217;altronde il progetto di housing sociale, studiato dalla Amministrazione ( progetto opportuno, ma largamente insufficiente), non vale a rilanciare la locazione come risposta di sistema in grado di dare una sterzata forte al problema del bisogno abitativo : non dei meno abbienti ( perche&#8217; qui si tratta di dare la casa a chi non la puo&#8217; pagare ne&#8217; in tutto,ne&#8217; in parte, mentre l&#8217;housing sociale implica un costo ,sia pure calmierato),ma neppure delle classi intermedie che richiederebbero una grande offerta in locazione.<br />
Quello dell&#8217;housing sociale è un intervento di nicchia, basato su trattative private e convenzioni tra il Comune e gli operatori e fondato, se possibile, sull&#8217;intervento ad adiuvandum di enti di solidarieta&#8217;: come tale, in grado, al massimo, di produrre qualche migliaio di nuovi alloggi, mentre ci vuol ben altro</p>
<p>-Se la questione abitativa resta al centro dell’interesse di Assoedilizia, essa da molti anni cura anche aspetti non secondari del vivere in collettività: tra questi l’inquinamento e il decoro urbano. L’inquinamento atmosferico, che dipende per l’80% dal traffico e solo per il 16% dal riscaldamento, provoca un aumento dei decessi del 6%. A Milano circolano ogni giorno lavorativo 1,3 auto per abitante in quanto almeno 600.000 autoveicoli provengono da fuori città; il che ne fa una delle città con maggior traffico e con maggior inquinamento atmosferico del mondo, fuorilegge anche per le normative europee. Ad esso si tenta di porre rimedio, con risultati meno  apprezzabili di quanto si potrebbe ottenere, con provvedimenti vari,  tra i quali Ecopass (calo dell’1% dell’inquinamento), che per dare risultati validi dovrebbe essere esteso all’intera area urbana e comprendere anche moto e motorini, grandi inquinatori.</p>
<p>Stesso discorso per l’inquinamento acustico, dovuto principalmente al traffico automobilistico e di motocicli privati (56%): il Comune, completato con notevole ritardo il cosiddetto piano di azzonamento che prevede la mappatura dei quartieri cittadini più o meno rumorosi non adotta i provvedimenti conseguenti per eliminare le situazioni fuorilegge. In caso di inadempienza comunale, dovrebbe essere la Regione a sostituirsi al Comune: cosa che evidentemente non ha intenzione di fare.<br />
Ma andrebbe anche condotta una campagna di contrasto ai fracassoni del giorno e della notte: rombi e boati di moto e motorini (controlli e sanzioni per le violazioni), schiamazzi e baraonde, anche&#8221;concertistiche&#8221;,ad ogni pie&#8217; sospinto.</p>
<p>-In tema di decoro urbano, gravemente leso dai graffiti, il problema è ancora aperto. Assoedilizia, che aveva chiesto ed ottenuto che la pubblica amministrazione, attraverso l’Amsa, provvedesse agli interventi di eliminazione dei graffiti, constata il buon risultato raggiunto con la ripulitura gratuita di diverse migliaia di edifici pubblici e privati cittadini; ma rileva che poi gli imbrattatori sono tornati alla carica con maggiore veemenza e procurando danni assai rilevanti. “ C’é ancora molto da fare, i palazzi imbrattati sono oltre 20.000 – dice Colombo Clerici –. Ma l’operazione antigraffiti  sarebbe più efficace se a livello governativo si adottassero leggi più severe contro gli imbrattatori e il divieto di vendere bombolette ai minori senza giustificato motivo e di detenere le stesse durante cortei e manifestazioni: invece tali provvedimenti vengono continuamente rinviati.&#8221;<br />
Assoedilizia ha effettuato, nel corso del 2008, iniziative ed interventi  per il decoro urbano (graffiti e problema piccioni) la sicurezza della casa, per ridurre il consumo energetico, per il potenziamento dell’attività turistica, elemento di competitività di una città europea come è Milano, per i collegamenti infrastrutturali ferroviari con Genova e con la Svizzera (piano Terzo Valico e AlpTransit ) e quindi il Centro-Europa, per il recupero e la valorizzazione dei luoghi storici di Milano.</p>
<p>Per ulteriori comunicazioni: cell. 348-7118649 e 335-237878</p>
<p>ASSOEDILIZIA &#8211; La borghesia storica di Milano e della Lombardia</p>
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		<title>Assoedilizia: microprogetti di arredo urbano. Dichiarazioni al Sole 24 Ore</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 11:24:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I comuni rischiano di essere invasi da microprogetti riguardanti piazze, vie, marciapiedi, spazi a verde; che dovranno affrettarsi a stoppare ( provando che sono contro l&#8217;interesse pubblico). Altrimenti le nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2007/09/milano.jpg?9d7bd4" alt='arredo urbano'class= "left" />I comuni rischiano di essere invasi da microprogetti  riguardanti piazze, vie, marciapiedi, spazi a verde; che dovranno affrettarsi a stoppare ( provando che sono contro l&#8217;interesse pubblico). Altrimenti le nostre citta&#8217; ed i nostri paesi si riempiranno di pedane,piattaforme, gazebi,pensiline, corrimani, &#8220;panettoni&#8221;e blocchi dissuasori, asfaltature di verde pubblico e di aiuole,steli ed &#8220;opere d&#8217;arte&#8221;, camminamenti, sovrappassi, cavalcavia e quant&#8217;altro. Riflessini di Assoedilizia per un  ripensamento sulla norma relativa ai microprogetti di interesse locale contenuta nel Decreto Legge anticrisi, attualmente in sede di conversione. Perplessita&#8217; sull&#8217;introduzione del principio del silenzio-assenso. Più difficoltosa la tutela dell&#8217;interesse pubblico in tema di ambiente,di decoro urbano, di fruibilita&#8217; del suolo pubblico; nonche&#8217; degli interessi legittimi dei residenti controinteressati. Passo indietro sul piano del federalismo: minore efficacia nella tutela dei beni non soggetti a  vincoli di istituzioni gerarchiche superiori ( ad esempio dello Stato ).<br />
<span id="more-3993"></span><br />
Cosi&#8217; il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:<br />
&#8220;D&#8217;ora in poi occorrera&#8217; guardarsi, oltre che dai writers, anche dai sedicenti &#8220;artisti&#8221; del luogo pubblico. L&#8217;art. 23 del Decreto Legge del 28 novembre scorso (attualmente in sede di conversione) prevede che gruppi organizzati, in modo non meglio definito, di cittadini possano presentare proposte operative (microprogetti) per interventi di interesse locale o di arredo urbano, sul suolo publico o su beni pubblici. L&#8217;ente locale puo&#8217; collaborare. In caso di mancata opposizione da parte di quest&#8217;ultimo( quando non si tratti di beni particolarmente protetti per i quali necessita l&#8217;autorizzazione preventiva ) si forma il silenzio-assenso;decorsi 60 giorni dalla domanda. Nei grandi Comuni, dove gia&#8217; è difficile star dietro alle DIA ( che marciano con il silenzio-assenso) immaginiamo quanti microprogetti riusciranno a sgattaiolare dalle maglie dei controlli. Le opere sono finanziate in parte dalla collettivita&#8217;, attraverso il meccanismo dei crediti d&#8217;imposta.<br />
La norma, per come è concepita, presenta il difetto di rendere più complicata all&#8217;ente Comune la tutela  dell&#8217;interesse pubblico, sul piano, non solo della fruizione del bene pubblico ( non protetto da vincoli puntuali gerarchicamente superiori ), ma anche del decoro  e dell&#8217;ordine  dell&#8217;ambiente urbano. Il principio del silenzio-assenso, che trova la sua ragione nell&#8217;azione del privato riguardante un bene proprio, in virtu&#8217; dello jus aedificandi, non puo&#8217; giustificarsi quando si tratti di intervenire  sul bene pubblico. Cio&#8217; in quanto viene invertito l&#8217;onere della prova dell&#8217;interesse e dell&#8217;utilita&#8217; pubblici dell&#8217;opera; scaricando di fatto sull&#8217;ente locale l&#8217;onere di bloccare l&#8217;opera stessa provando il contrasto con l&#8217;interesse pubblico, cioe&#8217;  la sua disutilita&#8217; pubblica. Prova ardua quando la si sposta fuori dai confini della discrezionalita&#8217; amministrativa; il che avviene introducendo il meccanismo del silenzio-assenso.<br />
Anche la tutela degli interessi legittimi dei residenti controinteressati diviene più difficoltosa in quanto ( una volta indebolita o neutralizzata la mediazione valutativa preliminare del Comune) resta al privato l&#8217;onere di contrastare l&#8217;azione di soggetti, che possono esser anche non qualificati rispetto agli interessi locali;  non tenuti a garanzie; e costituibili anche in forme generiche e non si sa quanto responsabili. Il rischio è quello di pretermettere gli interessi dei residenti, in nome dell&#8217; efficientismo, nonche&#8217; di creare occasioni di ulteriore disordine o disdoro urbano; costringendo i Comuni a rincorrere ed eventualmente stoppare le iniziative private più disparate. Immaginiamo solo il problema che sara&#8217; creato dai &#8220;sedicenti artisti&#8221; che pretenderanno di collocare nei luoghi pubblici i propri &#8220;capolavori&#8221;.»</p>
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		<title>Assoedilizia: microprogetti di arredo urbano</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 11:10:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2008/08/toofano.jpg?9d7bd4" alt='nuovi progetti'class= "left" />I comuni rischiano di essere invasi da microprogetti riguardanti piazze, vie, marciapiedi, spazi a verde; che dovranno affrettarsi a stoppare (provando che sono contro l&#8217;interesse pubblico). Altrimenti le nostre città ed i nostri paesi si riempiranno di pedane, piattaforme, gazebi, pensiline, corrimani, &#8220;panettoni&#8221; e blocchi dissuasori, asfaltature di verde pubblico e di aiuole, steli ed &#8220;opere d&#8217;arte&#8221;, camminamenti, sovrappassi, cavalcavia e quant&#8217;altro. Appello di Assoedilizia al Governo per un ripensamento sulla norma relativa ai microprogetti di interesse locale contenuta nel Decreto Legge anticrisi, attualmente in sede di conversione. Perplessità sull&#8217;introduzione del principio del silenzio-assenso Più difficoltosa la tutela dell&#8217;interesse pubblico in tema di ambiente, di decoro urbano, di fruibilità del suolo pubblico; nonché degli interessi legittimi dei residenti controinteressati. Passo indietro sul piano del federalismo: minore efficacia nella tutela dei beni non soggetti a vincoli di istituzioni gerarchiche superiori (ad esempio dello Stato).  Secondo il presidente di assoedilizia Achille Colombo Clerici: &#8220;D&#8217;ora in poi occorrerà guardarsi, oltre che dai writers, anche dai sedicenti &#8220;artisti&#8221; del luogo pubblico. L&#8217;art. 23 del Decreto Legge del 28 novembre scorso (attualmente in sede di conversione) prevede che gruppi organizzati, in modo non meglio definito, di cittadini possano presentare proposte operative (microprogetti) per interventi di interesse locale o di arredo urbano, sul suolo pubblico o su beni pubblici. L&#8217;ente locale può collaborare. In caso di mancata opposizione da parte di quest&#8217;ultimo(quando non si tratti di beni particolarmente protetti per i quali necessita l&#8217;autorizzazione preventiva) si forma il silenzio-assenso;decorsi 60 giorni dalla domanda. Nei grandi Comuni, dove già è difficile star dietro alle DIA (che marciano con il silenzio-assenso) immaginiamo quanti microprogetti riusciranno a sgattaiolare dalle maglie dei controlli.  Le opere sono finanziate in parte dalla collettività, attraverso il meccanismo dei crediti d&#8217;imposta.<br />
<span id="more-3978"></span><br />
La norma, per come è concepita, presenta il difetto di rendere più complicata all&#8217;ente Comune la tutela dell&#8217;interesse pubblico, sul piano, non solo della fruizione del bene pubblico (non protetto da vincoli puntuali gerarchicamente superiori), ma anche del decoro e dell&#8217;ordine dell&#8217;ambiente urbano. Il principio del silenzio-assenso, che trova la sua ragione nell&#8217;azione del privato riguardante un bene proprio, in virtù dello jus aedificandi, non può giustificarsi quando si tratti di intervenire sul bene pubblico. Ciò in quanto viene invertito l&#8217;onere della prova dell&#8217;interesse e dell&#8217;utilità pubblici dell&#8217;opera; scaricando di fatto sull&#8217;ente locale l&#8217;onere di bloccare l&#8217;opera stessa provando il contrasto con l&#8217;interesse pubblico, cioè la sua disutilità pubblica.<br />
Anche la tutela degli interessi legittimi dei residenti controinteressati diviene più difficoltosa in quanto (una volta indebolita o neutralizzata la mediazione valutativa preliminare del Comune) resta al privato l&#8217;onere di contrastare l&#8217;azione di soggetti, che possono esser anche non qualificati rispetto agli interessi locali; non tenuti a garanzie; e costituibili anche in forme generiche e non si sa quanto responsabili. Il rischio è quello di pretermettere gli interessi dei residenti, in nome dell&#8217; efficientismo, nonché di creare occasioni di ulteriore disordine o disdoro urbano; costringendo i Comuni a rincorrere ed eventualmente stoppare le iniziative private più disparate. Immaginiamo solo il problema che sarà creato dai &#8220;sedicenti artisti&#8221;che pretenderanno di collocare nei luoghi pubblici i propri &#8220;capolavori&#8221;.”</p>
<p><a href="http://www.assoedilizia.it">www.assoedilizia.it</a></p>
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		<title>Assoedilizia: a rischio la tutela degli interessi pubblici in tema di ambiente</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 11:14:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A rischio la tutela degli interessi pubblici in tema di ambiente,di decoro urbano, di fruibilita&#8217; del suolo pubblico; nonche&#8217; degli interessi legittimi dei residenti controinteressati. Passo indietro sul percorso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2008/07/bottini_piazza_rendering.jpg?9d7bd4" alt='decoro urbano'class= "left" />A rischio la tutela degli interessi pubblici in tema di ambiente,di decoro urbano, di fruibilita&#8217; del suolo pubblico; nonche&#8217; degli interessi legittimi dei residenti controinteressati. Passo indietro sul percorso del federalismo. Efficace la detassazione degli interventi.<br />
Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:  &#8220;L&#8217;art. 23 del D.L. del 28 novembre scorso prevede che gruppi organizzati, in modo non meglio definito,di cittadini possano presentare proposte operative (microprogetti) per interventi di interesse locale o di arredo urbano,  sul suolo publico o su beni pubblici. L&#8217;ente locale puo&#8217; collaborare. In caso di mancata opposizione da parte di quest&#8217;ultimo (quando non si tratti di beni particolarmente protetti ) si forma il silenzio-assenso, decorsi 60 giorni dalla domanda, e le opere sono finanziate in parte dalla collettivita&#8217;. La norma, per come è concepita presenta il difetto di rendere più complicata all&#8217;ente Comune la tutela  dell&#8217;interesse pubblico, sul piano, non solo della fruizione del bene pubblico ( non protetto da vincoli puntuali ), ma anche del decoro  e dell&#8217;ordine  dell&#8217;ambiente urbano. Il principio del silenzio-assenso, che trova la sua ragione nell&#8217;agire del privato su un bene proprio in virtu&#8217; dello jus aedificandi, non puo&#8217; giustificarsi quando si tratti di intervenire sul bene pubblico.<br />
<span id="more-3953"></span><br />
Cio&#8217; in quanto viene invertito l&#8217;onere della prova dell&#8217;utilita&#8217; pubblica dell&#8217;opera; scaricando di fatto sull&#8217;ente locale l&#8217;onere di bloccare l&#8217;opera stessa provando il contrasto con l&#8217;interesse pubblico, cioe&#8217;  la sua disutilita&#8217; pubblica. Anche la tutela degli interessi legittimi dei residenti controinteressati diviene più difficoltosa in quanto ( una volta indebolita o neutralizzata la mediazione valutativa preliminare del Comune) resta al privato l&#8217;onere di contrastare l&#8217;azione di soggetti, che possono esser anche non qualificati rispetto agli interessi locali,  non tenuti a garanzie, e costituibili anche in forme generiche e poco responsabili. Il rischio è quello di pretermettere gli interessi dei residenti, in nome dell&#8217; efficientismo , nonche&#8217; di creare occasioni di ulteriore disordine o disdoro urbano; costringendo i Comuni a &#8221; rincorrere &#8221; le iniziative private più disparate.»</p>
<p><a href="http://www.assoedilizia.it">www.assoedilizia.it</a></p>
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		<title>Assoedilizia: decreto sicurezza, imbrattamenti muri. Insufficiente la norma dell&#8217;art.5</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:37:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prosegue l&#8217;iter di esame, da parte della Commissione del Senato, del Ddl governativo sulla sicurezza, che contiene, all&#8217;art. 5, una norma (modificativa dell&#8217;art.639 del cod.pen.) che estende il reato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2008/06/muri-sporchi.JPG' alt='muri sporchi' class= "left" />Prosegue l&#8217;iter di esame, da parte della Commissione del Senato, del Ddl governativo sulla sicurezza, che contiene, all&#8217;art. 5, una norma (modificativa dell&#8217;art.639 del cod.pen.) che estende il reato di imbrattamento già previsto per gli immobili compresi nel centro storico e per quelli di interesse storico artistico,ovunque ubicati, anche agli &#8220;immobili sottoposti a risanamento edilizio o ambientale o su ogni altro immobile,quando al fatto consegue un pregiudizio del decoro urbano&#8221;. La norma, così concepita, rischia di essere di scarsa efficacia ai fini della prevenzione e della repressione dell&#8217;annoso deleterio fenomeno. Perché subordinare la sussistenza del reato al pregiudizio del decoro urbano può portare ad escludere tutti i casi in cui l&#8217;azione commessa dagli imbrattatori sia compiuta su immobili già colpiti da tali vandalismi; per cui può apparire che su questi sia ammesso infierire impunemente. Assoedilizia ha peraltro elaborato una proposta di modifica dell&#8217;art. 639 cod.pen.  Di seguito, in sintesi, le novità proposte. Al primo comma si prevede una fattispecie di reato lieve e procedibile a querela, destinata a sanzionare le sole condotte commesse in danno di beni mobili. Viene modificato il comma secondo, che ora sarebbe destinato a reprimere i deturpamenti commessi in danno di qualunque immobile, indipendentemente dalla sua collocazione (centrale-storica o periferica), ovvero dalle sue caratteristiche storiche o dal suo pregio edilizio-architettonico. In tale ipotesi, il reato prevederebbe la reclusione fino ad un anno e la multa sino ad euro 1.032 e sarebbe procedibile d&#8217;ufficio.<br />
<span id="more-3609"></span><br />
Si aggiunge, infine, un terzo comma, recante le previsioni in caso di recidiva: reclusione sino a due anni e multa sino ad euro 10.000. Assoedilizia, inoltre, ha proposto di modificare le disposizioni in tema di competenza del Giudice di Pace, sottraendo il reato in esame alla cognizione di tale organo, qualora commesso in danno di immobili o nelle ipotesi di recidiva: la competenza, di conseguenza, verrebbe attribuita al Tribunale ordinario in composizione monocratica.</p>
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		<title>In tema di sicurezza si discute anche sul deturpamento e l&#8217;imbrattamento di cose altrui</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 11:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il disegno di legge in tema di sicurezza pubblica, attualmente al vaglio del Parlamento, prevede una modifica dell&#8217;art. 639 cod. pen., che incrimina il deturpamento e l&#8217;imbrattamento di cose altrui. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.mondocasablog.com/wp-content/uploads/2008/06/muri-sporchi.JPG' alt='muri' class= "left" />Il disegno di legge in tema di sicurezza pubblica, attualmente al vaglio del Parlamento, prevede una modifica dell&#8217;art. 639 cod. pen., che incrimina il deturpamento e l&#8217;imbrattamento di cose altrui. La proposta legislativa, nella sua attuale formulazione, non sembra essere in grado di rispondere alle esigenze di prevenzione e repressione del dilagante fenomeno dei graffiti sugli edifici, ormai giunto a livelli non più tollerabili, anche in considerazione degli elevati costi che non solo i privati, ma anche le Pubbliche Amministrazioni, sopportano per la loro rimozione. L&#8217;intenzione del legislatore è quella di estendere la punibilità della fattispecie aggravata prevista dall&#8217;art. 639 co. 2 cod. pen. – che oggi incrimina le condotte illecite ai danni di cose di interesse storico o artistico o su immobili compresi nel perimetro del centro storico – anche in relazione ai casi in cui si deturpino o si imbrattino &#8220;immobili sottoposti a risanamento edilizio o ambientale o [su] ogni altro immobile, quando al fatto consegue un pregiudizio al decoro urbano&#8221;.<br />
<span id="more-2554"></span><br />
In buona sostanza: accanto all&#8217;incriminazione originaria riferita all&#8217;imbrattamento di edifici di interesse storico, artistico o ubicati all&#8217;interno del centro storico, si affianca anche la repressione del deturpamento di edifici semplici, ovunque siano ubicati, purchè dal fatto derivi un danno al decoro urbano. Quest&#8217;ultimo requisito, che costituisce una condizione di punibilità del reato, rischia in concreto di erodere grandemente la reale portata applicativa della nuova incriminazione. Infatti, in riferimento agli edifici semplici, l&#8217;incriminazione viene ad essere subordinata ad una giudizio discrezionale dell&#8217;Autorità Giudiziaria, che procederà solo nel caso in cui valuti che, come detto, la condotta del caso di specie abbia leso l&#8217;immagine urbana.</p>
<p>Sono subito evidenti alcune ipotesi, tutt&#8217;altro che infrequenti, in cui non sarà agevole formulare tale giudizio: si pensi, ad esempio, al graffito compiuto su un muro già imbrattato da altri, ovvero al segno, tracciato magari in forme meno appariscenti. In simili casi, il requisito del danno al decoro urbano potrebbe rivelarsi di assai ardua integrazione. Assoedilizia, dal canto suo, auspica che l&#8217;occasione fornita dal disegno di legge in esame possa portare ad un generale ripensamento della fattispecie di reato prevista dall&#8217;art. 639 cod. pen., in cui sia mantenuta l&#8217;ipotesi di reato lieve e procedibile a querela, prevista dal primo comma della norma citata, solo in relazione all&#8217;imbrattamento dei beni mobili, mentre si estenda la punibilità della fattispecie aggravata e procedibile d&#8217;ufficio ai casi di imbrattamento di tutti gli immobili, ovunque essi siano ubicati e qualunque qualità essi possiedano, prescindendo altresì dalla necessità che la condotta illecita abbia procurato un danno al decoro urbano.</p>
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