Confedilizia: Per il federalismo sulla casa occorre chiarezza dal governo
Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha dichiarato: “La bozza Calderoli sul federalismo fiscale è, nella parte relativa all’imposizione immobiliare, improponibile: per la sua assoluta indeterminatezza, pone anzi evidenti problemi di costituzionalità sul piano del rispetto della norma costituzionale relativa all’attività legislativa delegata. Il Governo deve fare chiarezza su questo punto, con ogni urgenza. Soprattutto, occorre che abbia ben presente che finché ci si accorda solo coi tassatori, il federalismo non può andare lontano, specie per quel riscontro referendario che, se l’opposizione terrà la posizione fin qui espressa dai suoi esponenti, non è escluso sia richiesto per l’intero testo della riforma, ma che è pacifico lo sia per alcune sue parti”.

Al primo confronto istituzionale tra il Governo e le Regioni, tenutosi a Palazzo Chigi, il presidente della Calabria, Agazio Loiero, ha sottolineato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’ingiusta decisione di far pesare su Calabria e Sicilia il costo dell’abolizione dell’Ici.
La convenzione, siglata dal Governo con l’Associazione Bancari Italiani, è stata presentata il 27 maggio in conferenza stampa dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. L’accordo introduce la possibilità di rinegoziare il tasso variabile dei mutui sulla prima casa.
Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha dichiarato: “In campagna elettorale non avevano detto che nella riforma dell’Ici si sarebbe seguita la via della discriminazione tra casa e casa tracciata da Prodi. E a noi non ce l’hanno detto neanche ora perché non siamo stati sentiti, nonostante l’avessimo richiesto e fossimo la Parte sociale direttamente interessata, quella che paga: Presidenza del Consiglio e Ministri competenti hanno preferito non informarci di nulla, non replicare alle argomentazioni inoltrate dalla Confedilizia, adagiarsi sul parere dei sindacati dei pensionati. Lasciandosi guidare da un classismo ideologico superato, tanto più odioso e significativo quanto meno necessario a fini di cassa (data l’esiguità del numero di immobili interessati), il Governo è caduto nel tranello giustizialista, che toglie alla riforma dell’Ici ogni carattere, e ogni effetto, innovatore.
L’accordo ABI Governo, anticipato dalla minaccia del ministro dell’economia Tremonti (solo mediatica) di aggravare fiscalmente le posizioni delle banche, si limita ad offrire al popolo dei mutuatari a tasso variabile – una soluzione che alcune banche già offrivano da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi: se non è sopportabile la rata lievitata a causa dell’andamento dei tassi, si riduce; quanto corrisposto in meno, rivalutato da tassi di remunerazione per la banca, viene accodato alla fine del mutuo e comporterà il suo allungamento. Mediaticamente, la minaccia iniziale di Tremonti è servita solamente a far passare il falso messaggio di un cedimento delle banche, le quali non solo non restituiscono nulla ai consumatori indebitati a tasso variabile, ma ci guadagnano due volte,sia fidelizzando il cliente che con l’allungamento della vita residua del debito, incamerando maggiori interessi e maggiori commissioni sulle rate. Questa soluzione,che non è proprio né innovativa e neppure vantaggiosa per 3,2 milioni di famiglie strozzate dalle rate, permette alle banche di anticipare, con un meccanismo finanziario a loro favorevole, la soluzione di un problema che si sta facendo drammaticamente sociale.
In questi primi giorni di operatività, l’azione di politica economica del Governo si concentra su due provvedimenti mirati al sostegno della domanda e all’incremento della produttività del lavoro. In concreto, si tratta dell’azzeramento dell’ICI sulla prima casa, con integrale rifinanziamento dei comuni, e della detassazione sperimentale delle remunerazioni di produttività. Sul pacchetto delle misure economico-fiscali, in agenda al consiglio dei Ministri, si è tenuta, a Palazzo Chigi, una riunione tra il governo e le parti sociali. Alla riunione, presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, hanno partecipato i ministri dell’Economia e delle finanze, Giulio Tremonti, del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dell’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, degli Esteri, Franco Frattini, dell’Innovazione nella Pa, Renato Brunetta, degli Affari Regionali, Raffaele Fitto, dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, delle Pari opportunità, Mara Carfagna. Per le parti sociali erano presenti, tra gli altri, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Abi, Ania e le categorie artigiane e agricole. Tra le sigle sindacali: Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sinpa. Alla riunione ha partecipato anche il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
Dopo 16 anni, scompare la patrimoniale sulla casa. Mercoledì prossimo, a Napoli, il consiglio dei ministri approverà un decreto che elimina l’Ici sulla prima casa. A partire da giugno non si dovrà più pagare. La proprietà dell’immobile in cui si abita, quindi, non sarà più un bene sul quale si pagano le tasse.
Ici e federalismo fiscale, riforme istituzionali, sicurezza, investimenti pubblici e welfare i quattro punti dell’agenda
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