Prestiti bancari alle famiglie e ammontare dei mutui alla casa in Italia

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Dal secondo Rapporto 2010 Nomisma su mercato immobiliare si evince che alla fine del 2009 l’indebitamento finanziario complessivo delle famiglie ha superato il 60% del reddito disponibile (relativo a tutti i nuclei familiari), con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2008

Il grado di indebitamento rimane inferiore a quello dell’area dell’euro (95%) e dei paesi anglosassoni (dove supera il 100%). Le differenze sono spiegate per gran parte dai prestiti per l’acquisto di abitazioni, che rappresentano la componente principale del debito complessivo delle famiglie.

In Italia, rispetto agli altri Paesi europei, il basso grado di indebitamento è influenzato soprattutto dalla minore diffusione di questa forma di debito (in base ai dati dell’indagine EU-SILC relativi al 2007, la percentuale di famiglie italiane che hanno un mutuo, pari al 13%, è particolarmente bassa nel confronto con gli altri paesi europei, che presentano valori prossimi al 30% in Francia, Germania e Spagna e pari o superiori al 40% nel Regno Unito e nei Paesi Bassi).

Nel 2009 le erogazioni di nuovi mutui sono state superiori ai 50 miliardi, in calo del 9% rispetto al 2008, una riduzione simile a quella osservata per l’area dell’euro. La percentuale di nuovi mutui a tasso variabile è notevolmente aumentata, tornando su valori superiori all’80% nei primi mesi del 2010 (64% il dato medio del 2009), sospinta da un calo dei tassi di interesse su questi contratti molto più accentuato rispetto a quello dei mutui a tasso fisso.

Tassi di interesse, tipi di mutuo
e misure di sostegno ai mutuatari

Nel 2009 i tassi di interesse sulle nuove erogazioni di mutui sono diminuite sia in relazione ai contratti a tasso fisso che a quelli a tasso variabile. Nel primo caso, con riferimento ai contratti a 10 anni, il costo è calato di 3 decimi di punto portandosi sul 4,6%, ma la riduzione, seppur in linea con l’andamento dell’IRS a 10 anni, è risultata più contenuta rispetto alla media dell’area euro (ove il costo si è ridotto di un punto percentuale).

Per i mutui a tasso variabile la riduzione del costo si è rivelata di maggior rilevanza con un calo di 2,7 punti così da portare i tassi al 2,2%, questa volta mostrando una riduzione più accentuata rispetto all’area euro. Così, a fine 2009, la differenza del costo di un mutuo a tasso fisso ed uno a tasso variabile ammontava a 2,7 punti, ovvero un punto in più rispetto alla media dell’area euro. La composizione dei nuovi mutui alle famiglie è stata caratterizzata da una crescente preferenza per i prestiti a tasso indicizzato, che in febbraio hanno rappresentato l’82% delle erogazioni complessive (da 75% in novembre e 29% in settembre del 2008).

Le iniziative volte a contenere il rischio dei mutuatari cercando di contenerne le difficoltà nel pagamento delle rate sono sempre più diffuse. Infatti, al fine di contenere il rischio in capo ai mutuatari, nel 2009 numerose banche hanno proposto contratti che limitano l’incremento del servizio del debito. In base all’indagine condotta dalle filiali della Banca d’Italia presso oltre 400 banche italiane, il 16% dei nuovi mutui a tasso variabile è stato concesso con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse.

Il 13% delle erogazioni ha inoltre riguardato contratti di mutuo che consentono di estendere la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali. Nel 2009 le famiglie hanno continuato a sostituire mutui esistenti con nuovi contratti al fine di ottenere migliori condizioni. Complessivamente questi contratti di mutuo hanno rappresentato il 19% delle erogazioni (13% nel 2008).

Il peso delle surroghe, in cui un cliente sceglie una banca diversa da quella che ha erogato inizialmente il finanziamento, trasferendo l’ipoteca, senza modificare l’importo del mutuo e senza costi addizionali, è raddoppiato (16% delle erogazioni nel 2009). La quota delle sostituzioni di mutuo, che prevedono l’iscrizione di una nuova ipoteca con un costo per il cliente ma che consentono di accrescere l’ammontare del credito, è lievemente diminuita (al 3% delle erogazioni, dal 5% nel 2008).

Le rinegoziazioni di condizioni contrattuali con la propria banca, che non comportano la stipula di un nuovo contratto, hanno invece interessato il 3% dei mutui in essere (7,5% nel 2008). Circa 270.000 famiglie hanno dunque modificato le condizioni contrattuali del loro mutuo o rinegoziato le rate o sfruttato le norme sulla portabilità. Si tratta dell’8% del totale delle famiglie che hanno un mutuo. In particolare sono 195.000 le famiglie che hanno rinegoziato il contratto di mutuo per un controvalore di circa 20 miliardi di euro; 72.000 famiglie hanno invece cambiato banca attraverso la portabilità del mutuo per un controvalore di circa 8 miliardi di euro.

Fonte: Nomisma

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