Il programma di governo per la casa prevede la cancellazione dei progetti definiti dalla precedente legislatura e già in fase attuativa, per usarne le risorse in modo differente. In pratica gli stanziamenti previsti dalle due Finanziarie del governo Prodi sono abrogati e indirizzati ad un piano che prevede quasi esclusivamente iniziative in partenariato tra pubblico e privato, non risultando chiaro se ad affitto permanente o anche in proprietà. Si tratta di un arretramento del metodo concertativo considerato che quanto sopra, era già stato concordato al Tavolo di concertazione nazionale sulle politiche abitative. Inoltre il decreto prevede l’alienazione generalizzata del patrimonio degli ex IACP, ciò significa che se fosse venduto tutto l’attuale patrimonio, pari a circa 950.000 alloggi, con le modalità previste dal piano governativo, il ricavato potrebbe produrre circa 130-150.000 nuovi alloggi.

Infatti i prezzi saranno commisurati al canone di locazione calcolato sulla base delle condizioni economiche degli inquilini, quindi si tratta di una vera svendita, e le regioni potranno affidare le operazioni di vendita a società esterne. Le risorse derivanti dalla dismissione (mediamente un quinto del valore catastale degli immobili) saranno destinate al reinvestimento in edilizia sociale.
“A parere del Sicet,”- continua Piran – “ fermo restando la normativa, gli stanziamenti e le destinazioni già definite, è importante che il Piano casa individui sin da subito il fabbisogno abitativo a livello nazionale, allo scopo di ampliare l’offerta di abitazioni a canone sociale e a canone moderato, inoltre le iniziative di partenariato pubblico/privato dovranno essere aggiuntive e non sostitutive del patrimonio abitativo pubblico esistente.” In conclusione, per una politica abitativa seria e di risposta reale ai problemi ancora aperti, il Sicet chiede al Governo :
a) di garantire una uniformità d’offerta e di gestione del disagio abitativo su tutto il territorio nazionale definendo i livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi di welfare abitativo;
b) di predisporre un programma nazionale pluriennale con finanziamenti certi che prevedano la compartecipazione dei comuni e delle regioni nei programmi regionali;
c) un Piano di governo del territorio con una riserva per l’ERP e l’individuazione delle forme partecipative per la redazione dei programmi di rigenerazione e riuso delle periferie in crisi;
d) di modificare la legge sulle locazioni private che preveda un’unica forma contrattuale a canone concordato per l’abitazione principale, favorito da un regime fiscale ridotto a favore dei proprietari e degli inquilini per tutto il territorio nazionale;
e) l’aumento delle dotazioni del Fondo di Sostegno all’affitto a favore degli inquilini in difficoltà economica;
f) di definire li procedure di graduazione degli sfratti da parte dell’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza e modalità di passaggio da casa a casa per gli sfrattati,
g) un intervento straordinario a sostegno delle famiglie morose nel pagamento del canone di locazione. “A proposito di quest’ultimo punto” – aggiunge Piran – “Il Sicet concorda con la proposta della CISL di modificare il paniere dei prezzi al consumo delle famiglie degli operai e degli impiegati, dando maggior peso ai costi degli affitti e dei mutui per la prima casa.”


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