Il mercato immobiliare secondo il primo Rapporto Nomisma 2009

di Redazione Commenta

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Nel 2008 e, in particolare, a partire dall’ ultimo trimestre dell’ anno la maggior parte dei paesi più sviluppati ha visto calare, assieme al fattore fiduciario, il reddito prodotto, mente l’ intera economia mondiale registrava una vera e propria frenata. Le previsioni per il 2009 rimangono fortemente negative sia a livello mondiale sia per l’ area Euro al cui interno l’ Italia si colloca ancora una volta fra i paesi con andamento peggiore della media.

La crisi
Via via che la consapevolezza della vastità e della gravità dei problemi finanziari emergeva, la crisi ha accresciuto di conseguenza gli interventi di sostegno pubblico rivolti alle banche e agli altri intermediari finanziari per tamponare la carenza di liquidità e il conseguente blocco dell’ attività economica. La cosiddetta crisi dei mutui subprime – ormai non se ne parla quasi più – tutt’ al più ha contribuito a scoprire i titoli tossici, un immenso buco nero dentro il quale i mutui immobiliari subprime avevano e hanno un ruolo secondario e dove, come è stato ribadito in occasione del G20 tenutosi a Londra il 14 marzo scorso, i problemi devono essere ricondotti a questioni che attengono soprattutto la regolamentazione dei mercati finanziari. L’ indebolimento del patto fiduciario che lega famiglie, banche, imprese e Stato ha avviato un processo di cause negative che, frenando la domanda (consumi, commercio internazionale, investimenti, ecc.), hanno alimentato le difficoltà.

Si contrae la domanda per la riduzione della ricchezza
Alla riduzione della domanda ha contribuito anche la contrazione della ricchezza delle famiglie detenuta in immobili. Nel 2008 la diminuzione della ricchezza immobiliare, in Italia, è stata piuttosto contenuta, dato che essa potrebbe essere quantificata mediamente in circa un –2% sui circa 5 mila miliardi di Euro che ne costituivano, a inizio 2008, l’ ammontare complessivo, ovvero in una perdita di circa 100 miliardi. Secondo un recente studio della BCE, l’ elasticità dei consumi rispetto alla variazione della ricchezza potrebbe essere stimata in misura compresa fra 1 e 2 centesimi per Euro. Nell’ ipotesi che, nell’ attuale situazione di aspettative pessimistiche sull’ evoluzione dell’ economia, tale misura sia pari a 2, ne sarebbe derivato già nel 2008 un effetto negativo sui consumi quantificabile in 2 miliardi di Euro e, in prospettiva, una diminuzione di valore nominale della ricchezza immobiliare nel 2009 pari ad altri 8 punti percentuali, ne risulterebbe una ulteriore contrazione di consumi per oltre 7 miliardi di Euro.

Rilanciare il patto di fiducia fra gli attori del mercato economico e finanziario…
…e modificare le aspettative, è il compito che le autorità stanno cercando di svolgere, oltre che localmente anche a livello internazionale, pur se si tratta di un compito che ha bisogno di tempo per essere attuato. Anche per questo oggi si sta consolidando un forte consenso sul momento della ripresa che viene ormai collocato nel 2010 avanzato. In tale contesto tutto dipenderà, quindi, da quando e come potrà essere riattivata la spesa per consumi e investimenti. La ricetta fondata sul rilancio delle costruzioni annunciata dal Governo italiano ed enunciata per la prima volta 150 anni fa da Martin Nadau in un discorso tenuto all’ Assemblea nazionale francese, ha indubbi vantaggi. Si tratta di innescare in modo diffuso e compatibile le attività della filiera costruzioni – immobiliare, una filiera che in Italia occupa direttamente circa 2,4 milioni di unità di lavoro (e con l’ indotto quasi 4 milioni) e che contribuisce alla formazione del PIL in misura superiore al 12%.

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