Affitto concordato, meglio se la casa è grande

di Marco Branchini Commenta

Un articolo del Corriere della Sera dimostra quando conviene affittare casa e per quale motivo. Una ricognizione delle evoluzioni del settore immobiliare che possono aiutare inquilini e potenziali tali nella scelta della soluzione più interessante. 

Il Corriere della Sera inizia spiegando che

cinque anni fa il rendimento netto ottenibile da chi affittava una casa a Milano oscillava tra il 2,5 e il 3%, mentre il Btp decennale rendeva il 4,2%. Il che vuol dire che conveniva investire nei titoli di stato e non nel mattone. Oggi la situazione si è praticamente invertita perché

la performance reale dell’immobile è pressoché invariata, perché la discesa dei canoni, tra il 15 e il 25% è stata compensata anche dal calo dei prezzi, mentre il Btp a 10 anni rende attorno all’1,2%. Bastano questi numeri a far capire perché in città si stia registrando una ripresa di interesse (anche se certo non si può parlare di boom) per le case da investimento.

In più il Comune di Milano ha rinnovato gli accordi tra proprietari e inquilini che consentono all’investitore che sceglie di applicare le condizioni previste dall’intesa sul canone concordato, la possibilità di ottenere significative riduzioni delle imposte in diversi modi:

  •  sia in termini di prelievo sull’affitto (il 10% anziché il 21% se si opta, come fa la grande maggioranza delle persone fisiche, per la cedolare secca)
  • sia in termini di Imu, ridotta del 25% come previsto dalla legge di Stabilità 2016.
 I conteggi sono stati riassunti in un’infografica che riportiamo di seguito. Il Corriere si pone la domanda: “Ma il vantaggio fiscale giustifica la rinuncia a chiedere un canone di mercato?”
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La risposta è nella valutazione delle dimensioni dell’immobile:
Quando la casa è piccola, in linea di massima no, se invece l’abitazione è di maggiori dimensioni ci si può pensare.

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