La casa domotica ovvero la casa intelligente

di Redazione 2

La casa domotica ovvero la casa intelligente

È la spiegazione più rapida per definire la domotica proprio in due parole: “casa intelligente”

Partendo dall’etimologia, il termine domotica deriva dal francese domotique, composta da domus (“casa” in latino) e informatique (“informatica” in francese). Comunemente, questo neologismo si utilizza per indicare l’automazione di alcune funzioni della casa tramite strumenti elettronici, con lo scopo di migliorare la gestione dell’organizzazione domestica, nonché la sicurezza e il comfort tramite l’interazione degli impianti elettrici ed elettronici presenti nell’edificio.

Più concretamente, la domotica è l’evoluzione tecnica dell’ integrazione dei componenti dell‘impianto elettrico tradizionale comunemente intesi come comandi luce, prese per prelievo energia, impianto citofonico o videocitofonico, impianto antifurto, motorizzazioni tapparelle, tende, finestre, porte, portoni e cancelli, riscaldamento, climatizzazione, irrigazione, prese TE-SAT, prese telefoniche, segnali audio e video, ecc… insomma, qualsiasi aspetto della vita quotidiana in cui è coinvolta l’elettricità.

Tutti questi impianti, sono tradizionalmente installati in tutti gli ambiti civili e si continuano a trovare nei capitolati delle nuove costruzioni; ma la differenza tra averli installati “tradizionalmente” quindi indipendenti l’uno dall’altro o in “domotica”, sta nella possibilità di far parlar loro un linguaggio comune e permettere l’interazione degli stessi.

Questo permette ai nostri impianti tradizionali ed agli apparecchi elettrici in essi contenuti, dalla lampadina, alla serratura elettrica, alla TV, al forno, ecc di dialogare tra loro, scambiandosi, inviando e fornendo “informazioni” tra di loro, a chi abita la casa ed alla casa stessa semplificando l’uso del proprio ambiente ed esaltandone il lato estetico ed architettonico fornendo un valore aggiunto; da questi concetti si arriva quindi alla pittoresca ma efficace definizione di “casa intelligente”.

La casa domotica e la domotica stessa non deve essere complicata, ma aiutarci nella semplificazione delle operazioni domestiche dellavita quotidiana e gestibile dal proprietario come da un ospite che vi entra per la prima volta e non conosce il sistema.

Per questo esistono strumenti di gestione che partono dal mantenere il tradizionale pulsante fino ad arrivare a tastiere, touch screen con icone personalizzabili, riconoscimento impronte digitali, riconoscimento vocale; alla semplice pressione di un tasto o allo sfioramento di un’icona, si possono eseguire comandi che normalmente richiedono molte più azioni e spostamenti nell’ambiente.

I diversi componenti di un sistema domotico sono connessi tra di loro tramite vari tipi di interconnessione come ad esempio bus dedicato, rete locale, onde convogliate, onde radio, ecc permettendo una sostanziale riduzione di cavi di collegamento rispetto ad installazioni tradizionali.

Non siamo di fronte alla scienza del futuro, e non è solo un accessorio di lusso; la scelta di dotarsi di impianti con funzioni domotiche, se correttamente ponderata, già oggi può essere alla portata di tutti ed è quasi sempre applicabile non solo in ristrutturazioni o nuovi impianti, ma anche come implementazioni di installazioni già esistenti.

Per un esempio di applicazione si può paragonare l’impianto elettrico di casa a quello di un automobile dove abitualmente, semplicemente girando una chiave, premendo un telecomando o sfiorando una maniglia si azionano la chiusura delle portiere del veicolo, la chiusura dei finestrini, lo spegnimento dell’autoradio e delle luci e climatizzatore, l’inserimento dell’antifurto, ecc.

in un appartamento uscendo di casa, nello stesso modo si può, chiudere la porta d’ingresso, chiudere persiane o tapparelle, spegnere diffusione sonora e luci e riscaldamento o climatizzatore, inserire l’antifurto, ecc…e il tutto con un solo gesto senza dover fare il giro della casa.

Fonte: zeldenhouse.it/domotica

Commenti (2)

  1. Partendo dall’etimologia, il termine domotica deriva dal francese domotique, composta da domus (“casa” in latino) e informatique (“informatica” in francese).

    Due gravi errori in una sola riga!

    Purtroppo vari testi e la maggior parte dei master universitari così riportano, tuttavia per smentire queste affermazioni basta avere un po’ di cultura generale.

    Il francese e l’italiano sono entrambe lingue romanze non sono molte le parole italiane che derivano veramente dal francese, “julienne” ad esempio non deriva dal francese – é francese; mostarda invece deriva dal francese da “moût ardent” cioè mosto ardente (in origine si usava il mosto d’uva al posto dello sciroppo di zucchero); informatica non deriva dal francese ma più correttamente – il termine ha origine francese – (informatique é stato coniato da Philippe Dreyfus) é curioso notare che anche per informatica erroneamente la si considera una parola composta da information ed electronique oppure automatique ma anche per questo termine (come per domotica=domo+tica) tique é un suffisso – in greco ticos (τικος) – che significa disciplina d’applicazione da intendere come teoria e tecnica di una disciplina – quindi informatica è la disciplina di applicazione del trattamento dell’informazione, non per niente la relativa facoltà si chiama oggi scienze dell’informazione.

    Può essere che il termine Domotica abbia origini francesi? Non si trova nessun indizio al riguardo, inoltre la Francia non è mai stata avanti nelle centraline con microprocessore la troviamo persino dietro il Canada e l’Australia, sopratutto dietro l’Italia che è stata la prima ad adottarle in europa dolo l’inghilterra. Al contrario troviamo il termine domotica in diversi scritti degli anni novanta italiani, inoltre solo recentemente – dopo una riconsiderazione sul termine che non la associa più solo all’automazione e all’intelligenza ma sopratutto a comfort e integrazione, a livello internazionale si è passati da “home automatio” e “smart home” a “Domotics”.

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