Nell’ arco di alcuni mesi, l’ esplosione di una palazzina a Latina, poi a Grottaferrata, S. Giminiano, S.Colombano, Gorle, nella bergamasca. Poi l’ episodio di viale Ungheria a Milano, con le minacce agli agenti di pubblica sicurezza di far esplodere il proprio appartamento con tutto il palazzo da parte di un cittadino moroso.
Ed ancora, in ordine cronologico, l’ esplosione di un appartamento a Caserta, e di una palazzina a Bari, poi a Casalgrande e Bisuschio, a Palo del Colle, Barberino del Mugello, Trovo, Montemurlo e Treviglio, Roma. E l’ esplosione della palazzina di Settimo Torinese, con una vittima.
Una varietà di episodi che dimostra la pericolosità del gas (metano in particolare) lasciato alla mercé degli utenti a causa di una normativa lacunosa ed equivoca. La cronologia di questi eventi – gravi e meno gravi – è un vero bollettino di guerra; ma le esplosioni non fanno quasi più notizia.
Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese civile qual è il nostro?
Il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici dichiara:
“C’ è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas. Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.